Atlante di Torino



image-1 La professione più antica del mondo?

Nel 1400 la prostituzione era ammessa e veniva gestita dal Comune con postribolo vicino a Porta Pusterla: le prostitute potevano uscire solo 2 giorni alla settimana, il mercoledì e il sabato, portando una fettuccia sulla spalla destra che consentisse di riconoscere la loro professione.
Potevano andare a messa solo alla chiesa di San Dalmazzo non oltrepassando il campanile, o a Sant’Andrea (attuale Consolata) seguendo la via lungo il muro di cinta.

Carlo Emanuele I nel 1594 stabilisce che le meretrici possono abitare nel corpo della città, ma solo negli ultimi cantoni, verso le muraglie.

La Barra di Ferro
(via Bertola) anticamente denominata contrada della Barra di ferro, in quanto la sera veniva calata appunto una barra di ferro per chiuderla, ed era proibito alle meretrici varcarla. Così, per procurarsi clienti, le signore in questione usavano  i loro grandi scialli o le lunghe sciarpe per accalappiare letteralmente i passanti, avvicinarli a loro e iniziare le trattative.

 

Nell'immagine in alto: un insolito volantino che, nel 1911, pubblicizzava in modo neanche troppo mascherato le professioniste dell'amore, specificandone indirizzi, tariffe e caratteristiche (per vederlo in grandezza naturale cliccare qui).

Nel 1631 si impone alle prostitute di ritirarsi, entro 3 giorni, nella città Nuova , sotto la pena della frusta.

Nel 700 il vicario di polizia provvedeva alla punizione delle prostitute col carcere a pane e acqua e, se recidive, anche con la fustigazione.
Le donne accusate di prostituzione venivano rinchiuse nel Ritiro delle Forzate (se giudicate incorreggibili), oppure nell’Opera delle Convertite, quindi (dal 1776) alla casa del Martinetto dove la disciplina era severissima (ad esempio chi non si alzava in tempo subiva 2 nerbate).

Il periodo napoleonico fu caratterizzato da una tolleranza vigilata: venne indetto un censimento generale delle prostitute, furono rimesse in libertà quelle recluse e organizzato un rigido controllo sanitario.

La Restaurazone riportò l’antico rigore: il correzionale della “Generala” si aggiunse al vecchio ospedale del Martinetto, mentre Giulia Colbert di Barolo apriva il “Rifugio”.

La polizia dal 1820 al 1826 denuncia 1334 fermi di donne di malaffare. Nel 1828 il nuovo Vicario di polizia, Serravalle, in 45 giorni fa arrestare 75 donne, 65 delle quali finiscono alla Generale.
Viste le dimensioni del fenomeno fu ripristinato l’obbligo delle visite mediche settimanali cercando di far sì che: “le donne di cattiva vita, scandalosa e quasi incorreggibili” siano acquartierate in zone facilmente controllabili dalla polizia. Così vengono trasferite nel vicolo del Montone (via Duse) e in contrada del Senato (via Corte d’Appello) proprio in prossimità del Senato (Tribunale), nei vicoli appartati, lontani da luoghi di culto come i Tre Quartini, Tre Stelle (vicino a via Bertola).

Erano per lo più tra i 16 e i 29 anni, ma non mancavano le bambine. Spesso affette da malattie veneree. Mezzane compiacenti sovente inducevano cameriere, contadine o donne che dovevano far quadrare il misero bilancio familiare, all’attività magari occasionale.

Nel 1850 erano circa 2000.
Nella seconda metà dell’800 in via Stampatori, tra via Bertola e via Santa Maria c'era una zona dove era attiva la più squallida delle prostituzioni.

Carcere: le Torri
ospizio: Celtico nel 1838 vicino al Po al ponte Zara.

image-1Le case di tolleranza vennero legalizzate con decreto del Cavour nel 1857, soprattutto per soddisfare le esigenze delle truppe alleate francesi di Napoleone III.
Le tariffe: 2 lire (popolari, circa 8 euro), 5 lire (lusso, circa 20 euro)
Le prime case: in via conte Verde (popolare), via Calandra e principe Amedeo (medie), via Michelangelo, Massena e c. Raffaello (lusso). In quest’ultimo famoso il salotto “Cinese” e il “libero” (all’uscita una cameriera si assicurava che sul marciapiede non ci fosse nessuno, dava il “libero” e il cliente poteva uscire indisturbato).
Al “Cellini” casa di lusso nella via omonima, quasi angolo c. Massimo D’Azeglio, Alba, romana, bellissima, nuda sul balcone, fece perdere l’equilibrio a un muratore che stava lavorando su un’impalcatura del palazzo di fronte che cadde e morì sul colpo.
image-1Nella casa di via Massena, una delle più eleganti della città, si trasferì il Commissariato di P.S. San Secondo.
All’inizio del 900 case chiuse in via Conte Verde 15, 17 e 19, via Principe Amedeo 4, via Baretti 31 bis e via Belvedere 13 (ora via Fratelli Calandra 13) che fu sede delle ultime due “case chiuse” di Torino
In questa via, nella primavera del 1877 avvenne un famoso delitto: Emilio Alberti uccise per rapina Antonio Cerri. Fu condannato a morte, ma la pena gli venne commutata nel carcere a vita.
Un editto del 1830 sanciva 20 lire di multa alle insegne che contenessero “errori di lingua”. Non mancavano gli equivoci: in via Nuova un’insegna di un negozio di stoffe diceva “Al buon mercato”, ma la stessa toccava il balcone di un mezzanino dove viveva una vistosa milanese che si dichiarava ballerina e cantante. Vista minacciata la sua rispettabilità la signorina denunciò il fatto alla polizia che fece togliere il cartello.

 

 


Leggi l'articolo di Mario Gioda sulla vita notturna di Torino nel 1914

Leggi l'articolo di Mario Gioda sulla vecchia via Stampatori.

Leggi l'articolo di Mario Gioda sulla prostituzione nelle case private scritto nel 1914