Atlante di Torino



 

image-1 "L'industriale"
Ai primi dell’ottocento l’organizzazione della produzione era ancora quella di artigiani isolati che lavoravano avendo come punto di riferimento “l’industriale”, cioè chi provvedeva a rifornirli della materia prima e a ritirare il prodotto finito. Un sistema che, nel secolo successivo, verrà ampiamente utilizzato soprattutto dalla FIAT.

Esistevano poche grandi strutture: il Regio Arsenale, la fabbrica del Regio Parco, ma si trattava di attività promosse a favorite dallo Stato per soddisfare le sue esigenze.
Facevano eccezione le attività riguardanti l’artigianato di corte per far fronte alle necessità di rappresentanza del sovrano.

In Torino si contavano allora 135 fornelletti da seta, ma un solo filatoio; 1150 telai per stoffe di seta e bindelli, ma soltanto 157 per tele e 48 per drappi; un martinetto da ferro, ma nessuna fucina; ed infine 13 tini per carta. Al momento della Restaurazione Torino e il Piemonte sono tecnicamente arretrati, alla fine del ciclo che li aveva visti primeggiare nella produzione delle sete e organzini.



image-1Nella prima guida per forestieri Modesto Paroletti, relativamente all’attività industriale, segnalava ben poco sull’asse di via Po: l’argentiere e orologiaio Musy; il deposito della fabbrica di carta da parati e di colori di Mabboux; la vetreria Saroldi e appena oltre il fiume la fabbrica di ceramiche di Rossetti.
Borgo Dora era il vero polo industriale torinese: la fabbrica di nastri Rossi; la tintoria Maina; alcune concerie; una fabbrica di tele cerate e impermeabili. In Regio Parco vi era la manifattura per la lavorazione del tabacco e delle carte da parati.
Carlo Alberto con l’abolizione delle corporazioni nel 1844 favorì la definitiva affermazione della borghesia imprenditoriale. Industrie moderne furono quella del gas illuminante e degli zolfanelli fosforici. Sempre legata all’illuminazione la fabbrica di candele dei fratelli Lanza, mentre quella meccanica stentava ad affermarsi.

I fratelli Giovanni e Vittorio Lanza producevano candele alla Barriera di Nizza dal 1832, dove oggi ci sono le Molinette. Nel 1849 é il conte di Cavour in persona che cita la fabbrica dei Lanza tra le industrie prioritarie del Piemonte. Nel 1905 la “Fratelli Lanza” si fonde con l’”Oleificio Lombardo-Piemontese T. Ovazza” e diventa “S.A. Stearinerie e Oleifici Lanza”. Nel 1924 dopo una fusione darà vita alla Mira-Lanza, che sposterà la sua sede a Genova, attiva ancor oggi in tutto il mondo.
Per Torino la svolta decisiva fu nel 1864. Il trasferimento della capitale con la perdita degli impieghi burocratici e molte attività manifatturiere danno la spinta allo sviluppo industriale favorito da Germano Sommeiller.


Il decennio fra il 1871 e il 1881 è pieno di cambiamenti significativi: si affermano molti nomi destinati a rimanere nella storia dell’industrializzazione come Diatto (carri ferroviari), Michele Ansaldi, Dubosc (macchine utensili) Tedeschi Fornara (cavi elettrici). A segnare la trasformazione industriale di Torino intervennero alcuni primati tecnologici come la perforatrice pneumatica di Sommeiller che aveva reso possibile il traforo del Frejus, mentre il campo magnetico rotante scoperto da Galileo Ferraris faceva di Torino la capitale naturale dell’elettricità.
Nel 1888 era la sola città ad avere una rete telefonica con più di 600 abbonati e dieci anni più tardi metà delle linee tranviarie furono elettrificate.