Atlante di Torino


 

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Palazzo Reale Armeria - Biblioteca Reale Giardini Reali Teatro Romano Duomo Campanile del Duomo PiazzettaReale Palazzo del Vescovo Cancellata di palazzo reale Palazzo Chiablese

 

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Piazza San Giovanni
Nel Medioevo era sede del Mercato del Pollame.

image-1Teatro romano
La costruzione risale al I secolo d.C., con successivi ampliamenti nel II e nel III secolo. Occupava lo spazio di un’intera insula romana, tornò alla luce durante i lavori di costruzione della Manica Nuova di palazzo Reale, costruita nel 1901, che ancor ne copre una parte.
Per due volte venne distrutto da incendi e ricostruito. Seguendone il lato che fiancheggia via XX Settembre, si giunge all’estremità dove si vedono le fondamenta del Porticus post scænam. Poco oltre, un tratto delle mura romane, con la base di una torre ottagonale. Un’altra torre ora è coperta dalla Manica Nuova di palazzo Reale. Nelle vicinanze sorgevano anche le Terme Romane.


image-1image-1image-1image-1Palazzo Reale ala nord ovest
La Manica Nuova di Palazzo Reale,alla destra del Duomo, fu realizzata su progetto dell'architetto di corte Emilio Stramucci tra il 1899 e il 1903, dove sorgeva il palazzo di San Giovanni, in via del Seminario, attuale via XX Settembre. Ospitò gli Uffici della Real Casa insieme agli Appartamenti di servizio per il Ministro della Real Casa, il Gran Scudiere, il Gran Cacciatore e il Prefetto di Palazzo. Successivamente accolse l'Ordine di Malta nelle sale auliche al primo piano, oltre agli uffici reali e a funzioni ospedaliere distribuite negli altri ambienti. Negli anni Settanta del Novecento l'edificio fu concesso in uso alla Regione Piemonte che attuò un importante intervento di ristrutturazione per adibirlo ad uffici, destinazione che conservò fino agli anni Ottanta inoltrati, prima della dismissione.

image-1Cosa vuol dire FERT?
Il vero signifiocato del motto di casa Savoia, comparso per la prima volta sui Collari dell’Annunziata nel 1364 è oscuro e ha dato vita diverse interpretazioni:
* Dal verbo latino potrebbe voler dire “porta” o “sopporta”
Oppure come acronimo:
* Fortitudo et Robur Taurinensis. (Forza e robustezza torinese).
* Fortitudo Eius Rhodum Tenuit (La sua forza preservò Rodi),
* Foedere Et Religione Tenemur (La pace e la religione ci tengono uniti)
* Fides Est Regni Tutela (La fede è la protezione del Regno)
Un’altra versione propone il francese: Frappez, Entrez, Rompez Tout. (Colpisci, Entra, Spacca tutto)
Non mancò nemmeno un’interpretazione satirica:
* Fœmina Erit Ruina Tua (La donna sarà la tua rovina).

image-182 - Paolina Bonaparte
Palazzo Chiablese, in piazza S.Giovanni 2, anticamente chiamato palazzo del Cardinale o di Madama Ludovica; nel ‘500 residenza dei Langosco (Beatrice di Langosco fu amante di Emanuele Filiberto al quale diede due figlie). Prende il nome dal duca Benedetto Maurizio del Chiablese, figlio di Carlo Emanuele III.
Restaurato da Benedetto Alfieri nel 1740.
Fu scelto come residenza da Camillo Borghese (1775 - 1832), governatore del Piemonte, e della moglie Paolina Bonaparte, sorella dell’imperatore.
Abitato da Carlo Felice (che vi morì nel 1831) e dalla sua vedova, la regina Maria Cristina, quindi dai duchi di Genova.
Gravemente danneggiato dai bombardamenti nella 2° Guerra Mondiale. Ha ospitato il Museo del Cinema. Attuale è la sede della Sopraintendenza alle Belle Arti.

San Giovanni - Duomoimage-1image-1image-1

 

 

 

 




Venne edificato in posizione decentrata, vicino alle mura, per favorire l’accesso a chi veniva dalla campagna.
Ha una delle cripte rinascimentali più ampie d’Europa. Risalgono ai primi secoli del Cristianesimo le tre chiese di San Salvatore (Solutore), San Giovanni e di Santa Maria, di cui sono state scoperte le fondamenta. La chiesa di San Salvatore ha un valore particolare per la storia torinese perché qui predicò il primo, energico vescovo della città, San Massimo. Intorno alle tre chiese furono sepolti per secoli numerosi personaggi, secondo l’abitudine medievale.

image-1image-1Nel 1498 il Cardinale Domenico della Rovere fece abbattere il complesso medievale per far realizzare dall’architetto toscano Meo del Caprina la chiesa attuale, unico esempio di architettura rinascimentale in città.
La scalinata venne costruita per impedire l’accesso in chiesa agli animali, fatto consueto durante il Medioevo
Venne anche edificata una parte sotterranea in cui, fino all’Ottocento, furono sepolti i vescovi della città. Nel 1668 è stata aggiunta, comunicante con palazzo Reale, la Cappella del Guarini.

Nel 600 in occasione della festa il re Longobardo Agilulfo e sua moglie Teodolinda, organizzarono la corsa di un carro, trainato da due buoi ubriacati in precedenza, che dopo aver percorso le vie adiacenti entravano con grande strepito all'interno della Chiesa (allora senza scalinata) per la benedizione del grano e del vino che poi venivano distribuiti ai poveri.

Nel settembre del 1716 fu teatro di un furto sacrilego: i ladri rubarono una lampada d’argento donata dal principe di Carignano e un candelabro d’argento con lo stemma del re.
L’interno è diviso in tre navate. In una teca posta sull’altare maggiore è custodita dal 1998 la Sindone (fino al 1997 era custodita nella Cappella del Guarini), nella navata di sinistra è collocata una copia in dimensioni reali.

image-1Un antipapa sepolto in Duomo
Amedeo VIII, figlio del conte Rosso,a soli 8 anni divenne sovrano di casa Savoia. Nel 1430 promulgò gli “Stati di riforma generale” che rimasero in vigore per circa 400 anni. Nel 1430 si ritirò fondando l’ordine di San Maurizio. Il 15 dicembre 1434 venne eletto Papa dal Consiglio di Basilea col nome di Felice V, in opposizione al Papa romano Eugenio IV. Successivamente rinunciò alla nomina. Morì nel 1451 a Ginevra dove era amministratore della diocesi. Nel 1842 Carlo Alberto fece tumulare i suoi resti nella cappella della Sindone in Duomo.

 

Il calice del miracolo
Il calice che raccolse l’ostia del miracolo del Corpus Domini fu custodito in Duomo fino alla II Guerra mondiale quando, per sicurezza, venne murato in una piccola nicchia nota solo al canonico Benna che morì di polmonite prima di poter rivelare il luogo dove la reliquia era stata nascosta.

Vedi: le immagini del Duomo - Cattedrale metropolitana di San Giovanni Battista

image-1La torre di San Andrea
Sul lato destro del Duomo c’è la torre campanaria romanica (detta di sant’Andrea), fatta costruire nel 1470 dal vescovo Giovanni di Compeys, il cui stemma è ancora visibile sul lato ovest. Venne ulteriormente sopraelevata nel 1720 da Filippo Juvarra. E’ alta 60 metri.

Vedi: le immagini dal campanile del Duomo

 

 

 



 

image-1image-1La Sindone
Le prime testimonianze risalgono alla metà del XIV secolo, quando il cavaliere Geoffroy de Charny, generale francese, la custodì nella chiesa da lui fondata nel 1353 nel suo feudo di Lirey nello Champagne.
Nel corso della prima metà del ‘400, a causa della Guerra dei cento anni, Marguerite de Charny ritirò la Sindone dalla chiesa di Lirey (1418) e la condusse con sé nel suo peregrinare attraverso l’Europa, per poi essere ospitata dai duchi di Savoia. Nel 1453, nell’ambito di una serie di atti giuridici tra il duca Ludovico e Marguerite, avvenne il definitivo trasferimento ai Savoia che la conservarono a Chambery sino al 1578.

Emanuele Filiberto la trasferì a Torino il 14 settembre 1578, tra le salve dei cannoni, in un’atmosfera di grande solennità. L’occasione favorevole al trasferimento si era presentata per facilitare il viaggio dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo che aveva deciso di recarsi a piedi in Savoia per venerare il Santo Sudario. Emanuele Filiberto ottenne così un notevole risultato di prestigio per la città.
La Sindone nei secoli seguenti, fu oggetto di numerose ostensioni pubbliche o private.
Nel 1694 venne terminata la costruzione della cappella che da allora la ospita, ad opera di Guarino Guarini.
Dal 1983 divenne proprietà della Santa Sede, per volontà testamentaria di Umberto II di Savoia.

 

 

Vedi la monografia: Guarini - la cappella della Sindone

 

La maledizione della strega
Agilulfo re longobardo che regnò dal 591 al 616, nominò duca della città Arioaldo, al quale aveva dato in sposa la figlia Gundeberga. In quel periodo una donna accusata di stregoneria fu bruciata, presso le torri Palatine, per ordine del vescovo Ursicino.
Si racconta che la donna prima di morire abbia lanciato una maledizione contro i suoi persecutori, urlando che, a breve distanza di tempo, il Duomo, nello stesso giorno, sarebbe stato bagnato due volte dal sangue. Pochi anni dopo, nella Pasqua del 662 un sicario uccise il duca longobardo, Garipaldo, nel battistero del Duomo, prima di essere a sua volta trucidato dalla sua scorta.


Nasce la novena di Natale
Nel dicembre del 1621 vengono poste fiaccole davanti ai palazzi Reale e Madama e all’imbocco di via Po. Ogni sera, per nove giorni, un corteo accompagna il duca Carlo Emanuele I e la sua famiglia in Duomo dove un predicatore (per l’occasione il napoletano Dionisio Dentice) parla ai fedeli. La tradizione vuole sia la nascita della novena di Natale.

image-1image-1La cancellata magica
Fin dal 1663 tra la piazzetta Reale e piazza Castello esisteva un muro con porticato, sovrastato da una struttura in legno. Serviva da corpo di guardia e (la parte superiore) per le ostensioni della Sindone motivo per il quale era stato costruito in occasione delle nozze di Carlo Emanuele II. Era detto “pavajon ‘d bosch”.
Il 25 pratile (14 giugno) 1801 festa per il 1° anniversario della battaglia di Marengo venne allestita una “Macchina della Concordia” per i fuochi d’artificio, mentre nel Giardino Nazionale (Reale) fu predisposto un Arco di Trionfo.
Già nel 1801 si pensò di abbatterlo in quanto sipario antiestetico e “muro sconcissimo” come lo definì Vittorio Alfieri.
Nel 1811, durante i festeggiamenti per la nascita del figlio di Napoleone, s’incendiò e venne demolito.
Nel 1842 venne eretta la cancellata di Pelagio Pelagi, fusa in corso San Maurizio 32 nell’officina Colla Odetti, e posta la prima statua equestre (la seconda nel 1846) voluta da Carlo Alberto.
Al centro della cancellata, tra le due statue, i cultori della magia individuano la divisione tra la Torino sacra e la Torino diabolica.

 

image-1Piazzetta Reale
In principio del secolo xv era uno spazio ristretto davanti al Castello usato anche per il gioco della pallacorda, Per ordine del principe d’Acaja nel 1659 si abbatterono due case, allargando la piazza dove erano situate le prime fonderie dell’Arsenale d’artiglieria, costruendo il padiglione (dove ora c’è la cancellata).
Nell’aprile del 1717 vi si tenne un banchetto offerto da Vittorio Amedeo II a 800 poveri destinati all’Ospizio di Carità appena aperto in via Po (palazzo degli Stemmi).
Vennero serviti a tavola da dame e cavalieri di corte che poi li scortarono fino all’Ospizio.
Nel 1845 fu proibito l’ingresso ai cani in quanto le loro effusioni amorose scandalizzavano la regina.

Palazzo del Vescovo - La Laurea di Erasmo
Il palazzo vescovile di San Giovanni (detto anche palazzo Vecchio), costruito in parte nella zona occupata dal teatro romano, fu anche utilizzato come reggia, prima della costruzione di palazzo Reale.
In questo edificio, non più esistente, secondo l’uso del tempo discusse la tesi di laurea, in teologia Erasmo da Rotterdam (1466-1536) autore dell’Elogio della follia (1509), una satira della teologia scolastica, dell’immoralità del clero e della curia oltre ad un’esaltazione della follia del vero cristiano che dedica la vita alla fede.

 

 

 



image-1Autopsia a Palazzo
Palazzo Vecchio era la residenza di Emanuele Filiberto (1528-1580) quando trasferì la capitale da Chambery dando l’avvio all’ingrandimento della città.
Alla morte dell’amatissima moglie Margherita di Francia, il capo della polizia personale del duca, Antonio Scaramuccia, riferì che girava la voce di avvelenamento, causa l’eccessiva comprensione della duchessa verso i calvinisti. Venne effettuata un’autopsia e il referto fu: “Le interiora sono bellissime, nè pur minimo segnale di veneno”

 

 

 

 

image-1Palazzo Vecchio diventa Ducale
Nel 1574 ospitò il re di Francia Arrigo III e successivamente i vicerè francesi. Danneggiato durante l’assedio del 1640. Dopo la decisione di Emanuele Filiberto di spostare la capitale da Chambery, il figlio, Carlo Emanuele I si insediò in quello che all’epoca era chiamato palazzo Vescovile situato alle spalle del Duomo acquistato per 15.000 scudi d’oro. Venne quindi ribattezzato palazzo Ducale e più tardi palazzo Vecchio, dopo la costruzione di palazzo Reale.



Palazzo Reale
Nel 1584 Carlo Emanule I commissionò a Ascanio Vittozzi la costruzione di un nuovo palazzo in posizione strategica d’angolo, per controllare due porte e la città, annesso al bastione degli Angeli a cui si poteva accedere solo dal palazzo.
Iniziato nel 1643 per volere di Cristina di Francia, fu residenza dei duchi di Savoia, dei re di Sardegna e del primo re d’Italia, fino al 1865.
Durante la reggenza di Cristina di Francia, il cantiere è diretto da Carlo di Castellamonte e quindi da Carlo Morello, che modifica la facciata, avvia la costruzione del Padiglione per l’ostensione della Sindone e definisce la piazzetta Reale. La decorazione degli interni e l’arredamento, realizzati da artigiani ed artisti provenienti da varie parti seguono un preciso programma, dettato dal retore di corte Emanuele Tesauro, per esaltare le virtù del sovrano.

image-1La scala delle forbici
Il nome deriva da un paio di forbici che l’architetto Filippo Juvarra incluse tra i fregi per burlarsi di coloro che lo criticavano “tagliandogli i panni addosso” accusandolo di troppa originalità, ancor prima di veder il lavoro finito.

 

 

 

image-1La statua a due teste
Il monumento equestre a Vittorio Amedeo I “il cavallo di marmo”, collocato a fianco della scalinata di palazzo Reale, su cui lavorarono diversi scultori (qualcuno insinuò anche, erroneamente, che gli schiavi alla base del mumento fossero stati scolpiti da Michelangelo).
Il duca Carlo Emanuele I nel 1619 aveva commissionato a Andrea Rivalta una statua in bronzo di Emanuele Filiberto. L’artista scolpì subito un cavallo in pietra. La gittata in bronzo venne eseguita dal luganese Federico Vanelli, fonditore delle artiglierie ducali. La statua, divisa in tre parti: cavallo, cavaliere e schiavi rimase per 44 anni in tre diversi magazzini. Carlo Emanuele II decise poi di farla montare, mettendo però al posto della testa di Emanuele Filiberto, quella del padre Vittorio Amedeo I.
Si nota ancora, infatti il tipico collare alla spagnola indossato da “testa di ferro” nel ‘500, troppo difficile da sostituire con l’ampio bavero ricamato di moda nel ‘600.

Cerea
Alla fine del 500 l’istitutore del futuro Carlo Emanuele I, il dotto Ambrogio Olerio, a corte salutava con un erudito “Chere !” (il Salve dei greci). La parola prese piede, modificandosi in Cerea, il tradizionale saluto dei torinesi.

image-1I gioielli della Corona ai francesi
I gioielli che Madama Reale, Cristina di Francia, lasciò al figlio Carlo Emanuele II vennero chiusi in due forzieri custoditi (dal 1703 al 1711) a palazzo Reale.

Quindi vennero affidati al gioielliere Giovanni Stoupier. Alla fine del ‘700 metà (valevano sui 5 milioni di franchi dell’epoca, quasi 190 milioni di Euro) venne data in pegno alla Banca di Amsterdam (che li valutò per difetto 2.135.000 franchi) ottenendone un prestito di due milioni. Quando le truppe francesi invasero l’Olanda (1795) il comitato di salute pubblica ordinò che fossero consegnati alla tesoreria nazionale di Parigi.
L’altra metà dei gioielli, rimasti a palazzo Reale, venne confiscata dai commissari della repubblica francese nel 1798 che spogliarono il palazzo di tutti gli arredi di valore (tra il 1799 e il 1802 furono spediti da To a Parigi circa 200 quadri, oltre a statue, libri, carte...), mentre i quadri rimasti, secondo l’ordine del generale Jourdan vennero regalati all’Accademia di pittura e scultura (questi vennero poi restituiti all’atto della Restaurazione).

L'Unicorno nel cassetto di Vittorio Amedeo I
Secondo quanto risulta dall'inventario (vedi il dettaglio) effettuato dopo la morte di Vittorio Amedeo I, in uno dei suoi cassetti fu rinvenuto quello che, al tempo, era considerato l'amuleto più ponte in assoluto: "... “ un picciol pezzo d’Ulicorno di spessezza di un pollice...”

 

 

 

Napoleone a palazzo Reale
L’imperatore arrivò in città il 24 aprile 1805, in carrozza, assieme alla moglie Giuseppìna, entrò sotto un arco trionfale appositamente eretto, seguito da una scorta di cavalleggeri al comando del principe Eugenio Beauharnais. Si insediò a palazzo Reale, dove ricevette le autorità, visitò la città e una mostra di prodotti piemontesi; presenziò ad uno splendido ballo dato al municipio in suo onore; diede anche istruzioni per l’assetto delle finanze, per la repressione del brigantaggio, per la punizione dei commissari ladri, per la navigazione del Po e per importanti lavori di pubblica utilità. Ripartì per Asti il giorno 29.

image-1Cerimoniale
Carlo Alberto abolì il baciamano al re e istituì le udienze private, due ore alla settimana, aperte anche ai privati cittadini.
Il tragico ballo di Carnevale
Il 30 gennaio 1865, quando era ancora fresca la ferita per la strage di piazza San Carlo venne organizzato il tradizionale ballo di Carnevale a Corte. Alcuni cittadini accolsero le carrozze degli invitati con insulti, diretti soprattutto a re Vittorio Emanuele II, uova marce e ortaggi. Le forze dell’ordine, dopo quanto era avvenuto pochi mesi prima, preferirono non intervenire anche se alcuni valletti e cocchieri furono malmenati. Il ballo andò quasi deserto, il ministro dell’interni Lanza presentò le dimissioni che furono respinte dal re che dal canto suo si offese con la città “che non lo meritava”. All’alba del 3 febbraio Vittorio Emanuele partì per Firenze, accompagnato da Lamarmora, evitando ogni contatto “con quella gente”.
Il re si riconciliò con i torinesi, che inviarono a Firenze una delegazione guidata dal sindaco, proprio grazie alla mediazione di Lanza. In quell’occasione dopo una severa romanzina il re si commosse e si mise a piangere. Il 23 ritornava a Torino.

Lo scià dorme per terra
Il 24 luglio 1873 lo Scià di Persia, Nasr el Din, è a Torino. Fa scalpore il fatto che lo Scià si faccia preparare a palazzo Reale un letto sopra un materasso di crine steso su un gran tappeto. Anche il seguito si corica alla stessa maniera, ad eccezione dei domestici che si sdraiano per terra.

image-1A palazzo Reale il primo albero di Natale
La regina Margherita, nel 1884, a seguito dei racconti di Marco Minghetti sulle usanze nordiche, comprò personalmente nastri colorati e fili d’argento nella merceria di piazza Castello (era a fianco di Mulassano) addobbando il primo albero di Natale. Moda che prese suibito piede, difatti ne venne realizzato un altro all’inizio di via Po.

 

 

 

 

 



image-1Armeria Reale
In piazza Castello 191 occupa la galleria disegnata da Benedetto Alfieri e dipinta dal Beaumont. Aperta da Carlo Alberto nel 1833 ospita una delle più importanti collezioni di armi antiche. Impressionò particolarmente il giovane Gustave Flaubert e Leone Tolstoj.

 

 

L’autoritratto di Leonardo
Al piano terra della galleria che ospita l’Armeria Reale: la biblioteca Reale, fondata da Carlo Alberto nel 1837, custodisce uno dei disegni più famosi al mondo: l’Autoritratto a sanguigna di Leonardo da Vinci. Fa parte di una collezione unica di oltre 200 mila oggetti, tra volumi, incisioni e disegni che comprendono anche il Codice di volo degli uccelli sempre di Leonardo da Vinci.

 

 

 

 

 

 




image-1Dichiarazione di guerra
Il 23 marzo 1848 alle due di notte gli inviati milanesi parlano dal balcone dell’albergo Europa, con la gente che attendeva nell’antistante piazza Castello, poi si apre la loggia reale, nella foto, e Carlo Alberto sventola il tricolore. E’ l’inizio della I° guerra d’Indipendenza.

 

 


image-1Archivi di Corte
In piazza Castello 209. Uno dei pochi ad essere nato con questa funzione e a svolgerla ancora oggi come Archivio di Stato. Realizzato dallo Juvarra nel 1731 con ambienti e arredi funzionali alla sua destinazione. Gli armadi in uso ancora oggi sono gli stessi disegnati dalllo Juvarra, ricostruiti nell’800.




 

 

 


image-1image-1I giardini reali
A primavera si aprivano al pubblico, si poteva entrare con “abito assai decente”, con cappello a cilindro, vietato il fumo e i bastoni da passeggio, l’ingresso ai soldati semplici e ai servitori in livrea (disposizione in atto fino al 1848).




image-1Nel giardino la Fontana di Nereide e i Tritoni, più semplicemente chiamata "Fontana dei Tritoni" è un'opera raffigurante figure mitologiche: una Nereide (ninfa marina) circondata da Tritoni (i figli del dio Poseidone). La vasca è circondata da dodici statuette di esseri metà umani e metà acquatici. L'opera fu concepita dallo scultore di corte Simone Martinez (1689-1768) nel 1765-1768.

Triste degrado di tutto il complesso verde si ebbe durante il periodo napoleonico, durante il quale non mancarono le spoliazioni ed i saccheggi, terminati soltanto nel 1805, a seguito della nomina del giardino a Parco Imperiale. Prima del ritorno dei Savoia, a seguito della Restaurazione, Giuseppe Battista Piacenza ebbe l'incarico di restaurare alcune statue settecentesche raffiguranti le Quattro Stagioni e i grandi vasi celebrativi provenienti dalla Reggia di Venaria Reale, e sostanzialmente questa fu l'ultima grande modifica che subì il giardino; ancora qualche statua venne posta verso fine Ottocento, quando per volontà di Vittorio Emanuele II si posero qui le raffigurazioni marmoree di Amedeo VI di Savoia, Vittorio Amedeo I e Vittorio Amedeo II, ma lo spostamento della capitale a Roma ridusse drasticamente l'importanza del luogo.

image-1image-1image-1I Carabinieri
Nel 1933, nel giardino Reale, venne inaugurata la statua al Carabiniere, di Edoardo Rubino, che con la sua forma ricorda la foggia del caratteristico copricapo dell’Arma.

La donna paracadutista
Il 29/6/1827 spettacolare ascensione in aerostato di Elisa Garnerin che poi scende a terra con un paracadute sui giardini Reali.

 

 

 

 

image-1image-1Il giardino zoologico
Nel 1777 dietro palazzo Madama venne allestito un piccolo giardino zoologico da Bartolomeo Bertani, ne facevano parte “varie bestie, cioè una chiamata Jena, altra Dromedario, altra Porco Spino, con quattro Scimie e tre cani”. Si poteva visitare con due tipi di biglietto, da 15 e 7 soldi.
Nel 1627 al parco del Viboccone (al Regio Parco) erano custoditi un leone, una tigre e un gattopardo.
Alla fine del Settecento a Stupinigi l’allevamento di cervi e fagiani fu l’inizio di una collezione che nei primi decenni dell’Ottocento si arricchì di numerosi animali esotici, pervenuti in regalo o mediante acquisti favoriti dall’intensificarsi dei contatti internazionali.
L’ospite più famoso fu l’elefante Fritz, inviato dal vicerè d’Egitto Mohamed Alì a Carlo Felice nel 1827 in cambio di 100 pecore merinos. Per anni fu il beniamino dei torinesi: beveva due pintoni di vino al giorno, masticava tabacco ed era goloso di castagne.
Poi gravando eccessivamente sul bilancio del Comune (17.000 lire annue) si pensò di cederlo ma i costi di trasporto erano troppo elevati così venne soppresso suscitando una protesta formale del Vicerè d’Egitto. Imbalsamato venne esposto al museo di Scienze Naturali.

image-1image-1image-1La Zona di Comando
Il palazzo di piazza Castello 191 - 205 nasce con le riforme di Vittorio Amedeo II (1666-1732) che dal 1684 crea la cosiddetta “zona di comando” della capitale sabauda: il nucleo centrale di governo, accanto al Palazzo Reale. su progetto di Filippo Juvarra. L’aspetto attuale (foto a fianco) e la connessione al sistema della zona di comando si devono al suo successore Benedetto Alfieri. Prima del trasferimento della capitale a Firenze, nel 1865, vi avevano sede i Ministeri di Grazia e Giustizia, della Guerra, dell’Interno e degli Esteri. Dal 1866 ospita la Prefettura.

image-1Nell’ambito dell'apparato statale sabaudo, la burocrazia iniziò ad occupare un ruolo determinante.
La Segreteria di Stato assunse così specifiche competenze in materia di relazioni con gli stati esteri, di sanità, di adeguato rifornimento di viveri, ma anche di commercio, di polizia e di cultura.
Un editto (17 febbraio 1717) ne ordina la competenze, con i rispettivi funzionari, in costante aumento numerico fino agli anni Ottanta del secolo. Per soddisfare le esigenze le funzioni dello stato vennero divise in tre sezioni: affari stranieri, affari interni, affari della guerra che necessitavano di una sede adeguata. I lavori iniziarono nel 1732 (sotto Carlo Emanuele III, succeduto al padre due anni prima), con la partenza di Juvarra per Madrid (1734) e la ripresa, dal 1738, del cantiere da parte del nuovo Primo Architetto Regio, Benedetto Alfieri (1699-1767), impegnato nella progettazione del Teatro Regio (dal 1738), anche le Segreterie mutano di aspetto rispetto al progetto juvarriano proprio in funzione del loro ruolo di connessione tra teatro e Palazzo Reale. Alfieri prevede nel contempo un ampliamento degli uffici e l’aggiunta della fascia corrispondente al portico del piano terreno.

image-1Nel 1739 il corpo di fabbrica è coperto e nel 1741 si termina anche il nuovo scalone dell’Armeria; entro il 1756 le Regie Segreterie sono compiute. Vi operarono personaggi come Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861), del quale si conserva restaurato lo studiolo.
Il palazzo ospita il Prefetto e dal 1872 (in affitto), poi dal 1885 per acquisto, la sede della Provincia di Torino. Per rispondere alle nuove esigenze, nel 1906 il palazzo è sopraelevato; negli anni 1912-1916 è aperto al piano terreno, con un varco, per permettere la connessione diretta con i Giardini Reali.

Proprio da questo palazzo ebbe origine, nel settembre del 1864, quella che fu poi denominata:
la Strage di Torino.
Leggi l'approfondimento su: La strage di piazza Castello e di piazza San Carlo

 


image-1I ministeri nella Zona di Comando
Nel tratto di piazza Castello compreso tra palazzo Reale e il teatro Regio avevano sede buona parte dei ministeri del regno sabaudo: Affari Esteri, Interni, Guerra, Marina, Giustizia e Finanze al 3.
Il ministero dell’Istruzione era in via Po (palazzo dell’Università), mentre i Lavori Pubblici erano in p. San Carlo 39 (nel locale delle Carmelitane). L’Agricoltura, Industria e Commercio in v. Consolata 1.
Dopo il trasferimento della capitale ospita la Prefettura.



image-1Ministri
Elenco dei capi del governo e dei ministri dell'interno che operarono nella zona di comando di piazza Castello

 

 

 

 

 


Il suicidio del ministro
Il conte Giuseppe Barbaroux (1772 -1843) era avvocato,poi ambasciatore presso il papa; nel 1831 Carlo Alberto gli affidò il ministero della Giustizia e l’incarico di riformare il codice sabaudo in senso progressista; ciò gli attirò antipatie e critiche, senza che il re lo difendesse; si ritirò a vita privata e, profondamente amareggiato ed isolato, finì la sua esistenza gettandosi da una finestra del palazzo del Governo (Segreterie di Stato).

 

 


image-1Il dito portafortuna
Sotto i portici della Prefettura (ex zona di comando) la scultura commemorativa di Cristoforo Colombo. Secondo la scaramanzia toccare il suo dito mignolo porterebbe fortuna agli studenti che devono sostenere un esame.

 

 



procedi verso ovest (D) - verso sud (L) - verso sud (M)