Atlante di Torino


 

cliccare sulle immagini per ingrandirle: la zona ai tempi della mandorla:  
image-1
image-1
image-1

Cliccare sulla mappa sottostante (nelle zone evidenziate in arancione) per gli approfondimenti relativi alla zona prescelta
(lasciando il puntatore sull'immagine compare la scritta di riferimento): S.Spirito Consolata S.Spirito verso la zona - L - verso la zona - E - verso la zona - N - verso la zona - S -

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
(cliccare sulle immagini - dove appare la manina al passaggio del mouse - per ingrandirle)
attendere il caricamento completo - per una migliore consultazione le immagini sono grandi:

image-1101 - D'Annunzio battezza il tramezzino da Mulassano
Angela Demichelis e il marito Onorino Nebiolo, torinesi emigrati in America, nel 1925 rientrarono in città e acquistarono dalla famiglia Mulassano il caffè che ancora oggi porta questo nome.
Ispirati dalla loro esperienza americana, nel 1926, i due Introdussero alcune novità assolute: il toast (avevano importato una macchina per tostare il pane, fino ad allora sconosciuta in Italia), e un panino particolare, fatto con lo stesso pane del toast ma non riscaldato. Una specie di sandwitch, che fu ribattezzato “Tramezzino”, dicono, proprio da Gabriele D’Annunzio



.

101 - L’amante di Cavour
Palazzo Nomis di Pollone in piazza Castello 9. Emilia Nomis di Pollone era una delle amanti di Camillo Cavour.












101 - La scuola di Guerra
Fino al 1863 ospita il Ministero delle Finanze poi dal novembre 1867 sede della Scuola Superiore di Guerra, poi trasferitasi (1911) nel nuovo palazzo di Corso Vinzaglio. Nel 1942 la scuola venne spostata prima a Salsomaggiore poi a Civitavecchia.
Il palazzo venne ceduto nel 1873 alla Banca Subalpina con l’obbligo di costruire una Galleria di comunicazione tra piazza Castello e piazza Carlo Alberto.

101 - Amministrazione reale
Nel palazzo Nomis di Pollone, a fine 700 dalla parte di via C.Battisti avevano sede gli Uffici Generali delle Regie Finanze, del Soldo, delle Regie Fortificazioni e Fabbriche. Dalla parte verso piazza Castello gli uffici delle Regie Poste accanto alla Regia Dogana.
In via Carlo Alberto 6 nel 1869 c’erano gli uffici del Demanio.

image-1image-1Piazza Castello

Leggi la monografia su Piazza Castello

 

 

 


image-1image-1image-1101 - Galleria Subalpina
Costruita nel 1875, tre anni dopo impressionò Mark Twain (1835-1910) che ne parlò in “A tramp aboard”.
Il 17 dicembre 1879 vi si effettuò il primo esperimento di illuminazione elettrica in Italia. Agli albori del cinema, qui si radunavano e si sceglievano le comparse.

 



 

image-1image-1101- Caffè Chantant
Era il preferito da Nietzsche, dotato di un salone sotterraneo per manifestazioni teatrali oppure Skatering. Durante l’estate veniva eretto all’angolo della piazza un edificio di legno chiamato Caffè-Teatro fino al 1936. Poi divenne Cinema: Nuovo Romano, inaugurato con un recital di Vittorio Gassman.




image-1101 - Caffè Baratti
Nel 1858 Ferdinando Baratti conobbe Edoardo Milano, insieme decisero di aprire una confetteria - liquoreria in via Dora Grossa e di iniziare la produzione di prodotti tipici piemontesi tra cui i cioccolatini cremini.
Nel 1875 fu inaugurato in piazza Castello 27/29 il salone di gusto tardo liberty tuttora in attività che forniva anche casa Reale.


image-1

 

 

 

 

 

 

image-1101 - La pasticceria più importante
Lo svizzero J. Bass, confettiere, stabilisce nel 1810 la sede della sua confetteria nel sottoportico della “Place Imperiale de la Foire”, poi Piazza della Fiera, poi Piazza Castello n. 23, infine Piazza Castello n. 51. A metà secolo si affianca al titolare il Signor Romana, che alla morte di Bass, 1880, divenne proprietario. Nel 1872 la Confetteria è di Giuseppe Romana e Piotti Francesco che ne acquisiscono un’altra, la celebre confetteria di via Po 4 di Angelo Rocca.
"Romana e Bass" era famosa anche per la magnifica decorazione dei suoi locali, grazie all'intervento di ristrutturazione del 1920 - nei decenni del liberty - di artisti di prima grandezza, come lo scultore Edoardo Rubino. Successivamente, nel 1961, venne sostituita dal negozio di dischi “Maschio” che conservò i soffitti dorati, le colonne di marmi pregiati, le sovraporte di raffinata bellezza, cioè quanto restava della gloriosa "Romana e Bass".

image-1101 – Il genio impazzito
Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) il grande filosofo tedesco amò la città e abitò all’ultimo piano di via Carlo Alberto 6. Qui scrisse: Ecce homo, L’anticristo, Il crepuscolo degli idoli e i manoscritti che saranno raccolti ne La volontà di potenza. Proprio in questa via, vedendo un carrettiere che malmenava il suo cavallo, ebbe la prima crisi di pazzia.

Leggi le considerazioni di Nietzsche su Torino

 

101 – Lotto milionario
Intorno al 1869 nel cortile di via Carlo Alberto 4, ogni sabato alle 15, avveniva l’estrazione del Lotto. Nel 1868 le giocate ammontarono a 2.542.475 lire (10.312.271 Euro) e le vincite fruttarono L. 1.897.610 ( 7.696.701 Euro).

image-1image-1107 – Teatro Regio
Inaugurato il 26 dicembre 1740 con l’”Arsace“ di Metastasio. Il re lo volle senza facciata che lo distinguesse dalle segreterie di stato, per non rompere la simmetria della piazza. Ebbe diversi nomi: Nazionale, Delle Arti, Imperiale, ma i torinesi lo chiamavano “Teatro grand”.

Costruito con un prestito della “Società dei Signori Cavalieri”, quaranta nobili che anticiparono al Re la somma di centomila lire, senza interessi, in cambio dei controllo delle logge, del prezzo dei biglietti, della stampa dei libretti d’opera, della vendita esclusiva dei rinfreschi e del controllo del gioco d’azzardo, che era pratica abituale nei palchi. Inoltre la società acquisiva il controllo di tutte le rappresentazioni pubbliche per sei anni.
image-1image-1Durante le rappresentazioni nei 152 palchi (più quello reale) si chiacchierava, si mangiava e, soprattutto, si giocava d’azzardo.
Il loggione, chiamato Paradiso, dal popolino invece era detto Inferno a causa del caldo.
Il teatro ospitò la prima orchestra stabile, di 36 elementi, nel 1736.
La regia etichetta prevedeva che, in presenza del re, fossero proibiti sia gli applausi che le disapprovazioni. Nel 1846 due avvocati si permisero di fischiare, furono subito arrestati e trattenuti nel “crottone” di palazzo Madama per una notte.

Domenico Cimarosa (1749-1801) scrisse espressamente per il Regio due opere: “Artaserse”, nel 1784, e “Volodimiro”, nel 1787, tra gli interpreti il famoso cantante castrato Girolamo Crescentini.
Il teatro ospitò tre tornei storici nel 1839, 1864 e 1902. Il primo 21 febbraio 1839, organizzato in onore del Granduca Alessandro futuro zar di Russia, vide in azione tre quadriglie, una inglese, una francese e una italiana, comandata dal marchese Cordero di Pamparato, che si cimentarono in complesse figurazioni che suscitarono grande entusiasmo.
Nel Risorgimento ci furono burle famose: una sera del 1849 l’avvocato Scavazzi, travestito da fioraia, distribuì mazzetti tricolori al Regio.


image-1image-1Esordio di Puccini e Toscanini
Col trasferimento della capitale a Firenze il teatro, così come il Carignano, venne offerto a titolo d’indennizzo al Comune.
Nel febbraio del 1893 il trentacinquenne Giacomo Puccini, per otto volte, fu chiamato alla ribalta dal pubblico, entusiasta dalla prima esecuzione assoluta della Manon Lescaut un trionfo che diede inizio alla carriera del compositore. Tre anni più tardi il teatro ospitò anche la prima della Boheme, anche se l’autore non voleva si tenesse a Torino.
Arturo Toscanini esordì il 22 dicembre 1895, dirigendo la prima edizione italiana del “Crepuscolo degli dei” e per questo rimase sempre particolarmente legato alla città. Nel giugno del 1919. durante le prove ,avvenne la famosa lite col secondo violino che rimase ferito ad un occhio da un archetto spezzato.
Proprio Toscanini introdusse al Regio, per la prima volta in Italia, il buio completo in sala durante gli spettacoli.
L’8 febbraio 1936, verso mezzanotte, dopo la rappresentazione di “Liolà” del Mulé, per un cortocircuito sotto il palcoscenico, scoppiò un incendio che in un’ora distrusse il teatro.
All’interno erano previsti la “Bottega de’ Rinfreschi”, quella delle “Galanterie”, che offriva tabaccheria e articoli di bigiotteria, e le “Camere pel Giuoco”.
Essendo il teatro di corte i palchi erano assegnati dal re, che distribuiva le chiavi in autunno, solo ai nobili. Ogni anno il re faceva trovare in ogni palco un ricco ventaglio con inciso il nome degli occupanti.
Quando una novella sposa dell’aristocrazia andava al Regio per la prima volta, il picchetto di guardia usciva per presentare le armi. Il comandante offriva alla sposina un mazzo di fiori e riceveva in cambio una sciarpa ricamata.
Nel dicembre del 1916 Richard Strauss (1864-1949) diresse per la prima volta in Italia, al Teatro Regio, la sua opera “Salomè”.
Ballerina sfortunata
Qui si esibì anche Claudina Cucchi celebre ballerina, che ebbe una relazione con Vittorio Emanuele II e morì in miseria a Milano.

Tamagno con la banda
Il 15 dicembre 1901 il tenore Francesco Tamagno doveva esibirsi al Regio per beneficenza, per pagare il mantenimento di 30 letti all’ospedale Maria Vittoria, per tutto l’anno successivo. L’orchestra, però, si rifiutava di esibirsi gratuitamente, cosi il tenore decise di cantare accompagnato dalla banda del Comune. Fu un trionfo.

107 - L’architetto del Regio
Carlo Mollino (1905-1973) Dopo gli studi al San Giuseppe nel 1931 si laurea in architettura.
Fu anche pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, fotografo e grande appassionato di sci. Nel 1953, vinto il concorso a professore ordinario, ottiene la cattedra di Composizione architettonica che conserva fino alla morte. Nel 1957 partecipa al Comitato organizzativo della XI Triennale di Milano. Scompare improvvisamente nel 1973. Oltre al Regio, inaugurato il 10 aprile 1973, progettò anche l’Auditorium Rai e la Camera di Commercio.

 

 



107 – La moda maschile nell’ottocento
Alle feste i più eleganti disdegnavano il nero (per non confondersi con i camerieri), vestivano di panno verde, azzurro o caffè chiaro, con collare di velluto dello stesso colore e bottoni dorati, calzoni stretti alle gambe, fino alle caviglie, chiusi da bottoncini sopra le calze di seta, con scarpe di vernice.
Il problema era arrivare puliti per il pessimo stato delle strade, non era raro, quindi, indossare calosce di carta pesante.

image-1image-1image-1image-1107 – Accademia Militare Reale
Nacque dalla Reale Scuola di Artiglieria e Fortificazioni sabauda. Fu inaugurata il primo gennaio 1679 con giovani allievi di nobili casati, anche stranieri, principalmente inglesi, russi e tedeschi. I primi diplomati entrarono in azione nel 1706, proprio a Torino, contro l’esercito francese sul quale ebbero la meglio, e la cui ritirata fu scandita dalla marcia del Principe Eugenio, adottata in seguito come marcia ufficiale dell’ Accademia.

Nel 1798 soppressa dai Francesi, venne ristabilita dopo la Restaurazione: si era ammessi con la sola approvazione del re. 200 era il numero degli allievi previsti, 75 dei quali erano a carico del Governo e 16 “Paggi d’Onore del Re”, con pensione pagata dalla Reale Casa.

image-1image-1L’ammissione era tra i 9 e i 12 anni di età e la durata del corso era di 8 anni per diventare sottotenente di Fanteria o Cavalleria; di nove anni per gli allievi dell’Artiglieria e Genio.
Il 15 marzo 1849 Carlo Alberto concesse all’Istituto la bandiera tricolore, in sostituzione di quella con la croce bianca in campo rosso.
Da qui uscirono 16 generali d’armata, 23 ministri della guerra e gli artefici della vittoria nel primo conflitto mondiale: Luigi Cadorna, Armando Diaz, Enrico Caviglia, il duca d’Aosta e anche Pietro Badoglio.
Fu rasa al suolo dalle bombe della 2° guerra mondiale

107 - L’ammiraglio della sconfitta di Lissa
In via della Zecca 7 (via Verdi) abitava l’ammiraglio Carlo Persano (1806-1883).
Senatore, ministro della Marina, nel 1866, ebbe il comando della flotta nell’Adriatico.
Battuto a Lissa fu giudicato colpevole di inettitudine, privato del grado e delle decorazioni e radiato dalla Regia Marina.

 

 

 

 

 

 



image-1image-1107 - Archivio di Stato
Costituito nel 1731, attivo tuttora in piazza Castello 209

107 – Oreficeria Regia
Nel 1781 era ubicata sotto i portici del real teatro, nel cantone di S.Luca, diretta da Giambattista Boucheron, professore della reale Accademia di pittura e scultura.

 

 

 

 

 

 

image-1image-1107 – Cavallerizza - Scuderie Chiablese
In via Verdi 9 a fianco dell’Accademia militare, le ampie scuderie reali e Chiablese, denominate Cavallerizza, composto da quattro bracci di scuderie a croce.
Attualmente viene utilizzato come sede espositiva.

 

 

108 - Il primo parafulmine
Giovan Battista Beccaria (1716-1781), è il padre dell’elettricismo italiano, abitava in via Po 1, in casa Manati, in una stanza poi occupata dall’Hotel Londra, sopra il caffè Dilei. Dal 1757 Beniamino Franklin e Beccaria erano in corrispondenza. In questa casa Beccaria installò il primo parafulmine.

 

 



image-1108 – Il grafico sotto i portici
A metà dell’800 il cavalier Mirano, povero in canna, divenne un’istituzione. Per campare aveva organizzato un vero e proprio studio di grafica all’aperto in via Po, sotto i portici, accosto a un pilastro del primo isolato a sinistra.
Non aveva scelto a caso: era uno dei posti di maggior passaggio in città. Abbinava slogan a cartelloni commerciali, fu anche autore teatrale e, nonostante il fisico alto e magro, interprete di Gianduia.

 

108 – Il pensiero debole
In via Po 11 l’abitazione di Gianni Vattimo è uno dei massimi teorici del pensiero debole, ovvero di un nuovo modo di porsi del pensiero nei confronti delle problematiche filosofiche ed etiche. L’idea che sta alla base di questa forma di pensiero è che non esiste alcuna possibilità di affermare o raggiungere una qualsiasi verità stabile o definitiva.

 

 

 

 

 

 

108 – L’Almanacco Piemontese
In quest’isolato Onorato De Rossi nel giugno del 1759 aprì una libreria che diventerà tipografia editrice che curerà “l’Almanacco Piemontese”. Fu venduta a Davide e Picco nel 1805.

108 – L’oreficeria più antica
In via Po 1 la più antica oreficeria della città, Musy ,aperta nel 1707 e attiva ancora oggi nella stessa sede.

109 - Stamperia Reale
Nel 1727 Jean Baptiste Chais, stampatore parigino di origine savoiarda, contattò il conte Annibale Maffei, ambasciatore del re di Sardegna in Francia, dicendosi disposto a trasferirsi a Torino per gestire una stamperia regia. Un’istituzione di cui si sentiva la mancanza come lamentava l’abate Francesco Bencini, professore di fisica all’Università, che giudicava bassa la qualità dei libri prodotti in città. A dicembre dello stesso anno Chais si trasferì a Torino con 4 garzoni, istallando la sua bottega nell’isolato dell’Università. Le sue capacità, però, non risultarono soddisfacenti: non fuse nessuna nuova serie di caratteri, limitandosi a usare quelli che erano già in uso alla bottega e nel 1732 il contratto venne revocato. Nel 1741 entrò ufficilamente in funzione la Stamperia Reale nel palazzo del Collegio dei Nobili (85).

Il padre della Nitroglicerina
Il più potente di tutti gli esplosivi, la nitroglicerina, fu scoperta nel 1847 da Ascanio Sobrero (1812-1888). Laureato in medicina a Torino, grazie allo zio, il barone Carlo Raffaello Sobrero, direttore del Laboratorio chimico dell’Arsenale, si appassionò a questa materia trasferendosi a Parigi. Dal 1848 insegnò chimica all’Università, poi alla Scuola di applicazione per ingegneri del Valentino.
Scoprì anche la trinitrina, rimedio per le terapie coronariche.

 

 

109 – Libreria editrice
Nel palazzo dell’Università nel 1867 Hermann Loescher gestiva la Libreria Internazionale, in seguito fonderà la casa editrice che diventerà leader nellle pubblicazioni educative.

109 – La scuola di nudo
Nel 1819 in quest’isola operava la Scuola di Pittura e del Nudo e anche la Manifattura Tappezzerie di Fiandra.

image-1109 - Università
Il palazzo sorge dove c’era la casa del misuratore Martinotto, venne realizzato in occasione della riforma del sistema d’istruzione di Vittorio Amedeo II.
Caratteristiche le colonne a rocchi alternati,di modello francese. Il portale su via Verdi, inizialmente ingresso principale, è opera (1834) dell’architetto Giuseppe Maria Talucchi (1782-1863), realizzato dallo scultore Giacomo Spalla.
I corsi iniziarono nell’anno accademico 1720-21.
Nel 1729 fu il primo Ateneo italiano a insegnare architettura, anche se solo nel 1762 venne richiesto agli studenti di seguire i corsi prima di sostenere gli esami.

image-1Nel 1792 a causa delle agitazioni degli studenti l’Ateneo venne chiuso e riaperto solo nel 1799 in pieno clima rivoluzionario. In quel periodo la biblioteca universitaria venne affidata a un ex ballerino del Regio, Augusto Hus, che dopo aver provato a scrivere libri di filosofia, passò al servizio della polizia francese e di quella di Napoli dove poi riprese il mestiere di coreografo.
Nel 1852 fu sede del Ministero della Pubblica Istruzione.


109 – La "bela Cabassina" sfida gli studenti
Il 6 giugno 1791 una ragazza non proprio illibata, detta “la bela cabassina” (la bella svergognata) rubò a uno studente di medicina 12 lire. Questi protestò ma un amico della signorina lo denunciò al Vicariato per offese. Il funzionario di turno, il notaio Zappa, non insensibile alle grazie della Cabassina, arrestò lo studente. I compagni protestarono, invocando i diritti che la legge riconosceva agli universitari.
Zappa rispose che la matricola, il documento che attestava lo stato studentesco, era buono solo come carta igienica. Scoppiò la rivolta. Ne nacquero disordini sedati con cariche di cavalleria. Vittorio Amedeo III che era a Moncalieri, ordinò di ritirare le truppe, liberare lo studente, rimuovere lo Zappa che dovette fare le sue pubbliche scuse nel cortile dell’Università. Lo stesso dovette fare la Cabassina su un palco eretto per l’occasione in piazza Paesana (Savoia) dove il suo amico venne pubblicamente staffilato.

Vedi le immagini del Rettorato dell'Università

image-1image-1109 - La rivolta del “Macello Reale”
La sera dell’11 gennaio 1821 quattro universitari si presentarono al teatro d’Angennes (isola 121) con berretti rossi adorni di un fiocchetto nero. La polizia, sospettando fossero agitatori politici, alla fine dello spettacolo arrestò uno degli studenti, dopo una colluttazione con altri universitari; gli altri tre riuscirono a fuggire approfittando del parapiglia, ma durante la notte furono tratti pure loro in arresto.




Il giorno dopo il Ministro di polizia, violando la legislazione scolastica, la quale prescriveva che, salvo casi gravissimi, gli studenti dovevano essere sottoposti al giudizio del magistrato degli studi, mandò invece gli arrestati davanti al Magistrato ordinario.

image-1image-1Questo riempì di sdegno gli studenti, i quali, riunitisi in parecchie centinaia nel palazzo dell’Università, iniziarono a protestare contro la violazione degli antichi privilegi, richiedendo la liberazione degli arrestati.

Il conte Prospero Balbo, ministro dell’interno e Rettore dell’Università intimò agli studenti di sgombrare.

Al rifiuto il disordine aumentò; un drappello di carabinieri a cavallo, fu fatto segno a grida e a sassi. Arrivò il governatore della città, conte Thaon di Revel, con quattro compagnie di granatieri con fucili e baionette.

 

Gli studenti rifiutarono di disperdersi, il portone venne forzato, i militari irruppero nell’Università caricando i dimostranti, che si difesero a sassate, fuggendo per le aule incalzati dalla truppa e sciabolati da alcuni ufficiali. Lo stesso Cesare Balbo tentò di fermare il pestaggio urlando: “Cessate, perdio! E’ sangue dei nostri fratelli!”

image-1Il bilancio fu di cinque o sei soldati e più di una trentina di studenti feriti. La violenza delle autorità suscitò lo sdegno della gente come pure l’elogio mandato dal re ai soldati.
I reazionari, invece, si lamentarono perchè si era lasciato per alcune ore sul portone dell’Università il cartello “Macello Reale”. Il principe Carlo Alberto, sospese un ufficiale perché senza ordini si era unito ai granatieri, dimostrò inoltre la sua simpatia verso gli studenti andando a visitare i feriti.

 


109 – Scandalo in città
Tra il 1833 e il 1834 avvengono due fatti di cronaca collegati che destano grande scalpore sia per la loro dinamica, sia perchè coinvolgono due personaggi di spicco. Uno è l’architetto Gaetano Lombardi che, proseguendo il lavoro intrapreso dal padre Lorenzo, realizzò buona parte dell’area tra porta Palazzo e corso Regina, e il "Campo Primitivo” al Cimitero Monumentale, l’altro era Giacomo Spalla professore di scultura alla regia Università e all’Accademia di Belle Arti. Tra le sue opere il portone dell’Università (su via Verdi). Per quindici anni aveva abitato vicino alla famiglia Lombardi di cui era diventato intimo amico, soprattutto della moglie.

109 - Scandalo in città: una macchina infernale
Nel febbraio del 1833 venne recapitata a casa di Gaetano Lombardi una cassetta che i periti poi definiranno una vera e propria macchina infernale costruita con un miscuglio di polvere da sparo, frammenti di vetro e una pistola che, all’atto dell’apertura, avrebbe dovuto far esplodere il tutto. L’aggeggio non funzionò ma scattò subito la caccia al mittente.
Il marchese Taffini d’Acceglio, della segreteria degli Interni, ricevette due lettere scritte dall’avvocato Girolamo Mattirolo e dal notaio Carlo Archini, cognato del Lombardi (entrambi schedati dalla polizia per i moti del 1821) nelle quali si accusava lo scultore Giacomo Spalla.

image-1109 - Scandalo in città: il delitto dell’ebanista
Il 30 gennaio 1834, Giacomo Spalla, muore avvelenato da una boccetta recapitata da un ragazzino descritto poi tra i nove ed i dieci anni, di aspetto insignificante, che aveva bussato alla porta del professore intorno alle 17, quando questi doveva ancora rientrare. Gli aprì la moglie, il ragazzino le diede un pacchetto ben confezionato dicendo: “Lo manda il farmacista, lo speziale Cauda” .
Al ritorno del professore la moglie gli raccontò l’accaduto. “Strano - commentò - Non avevo ordinato nulla”. Scartò il pacchetto e ne venne fuori una boccetta con un liquido verdazzurro e trasparente. Il professore svitò il tappo, annusò il contenuto ed incredibilmente lo bevve d’un sorso. I primi soccorsi furono vani. Giacomo Spalla morì in pochi attimi a causa del micidiale veleno contenuto nella boccetta. Ovviamente il farmacista cadde dalle nuvole e la polizia nonostante diversi mesi di indagini non riuscì a venire a capo del mistero.
Il genero del morto, l’avvocato Giovanni Tommaso Beynotti, confidò al commissario di polizia Perracchi di sospettare del Lombardi (che abitava al 3° piano di casa Gianotti in contrada di San Francesco).
Lombardi e la moglie vengono arrestati e condotti nelle carceri Senatorie per 65 giorni.
Durante una perquisizione in casa del notaio Carlo Archini, lo stesso che aveva scritto una delle lettere accusatorie per la Macchina infernale viene trovata una boccetta con gocce di olio di vetriolo, un veleno che causa atroci dolori.
Ma dopo più di un anno in mancanza di prove definitive e per il fatto che tutti le persone coinvolte erano personaggi di spicco, in stretto contatto con l’ambiente di corte, che in piena restaurazione aborriva gli scandali, il caso venne archiviato. Non si seppe mai chi e perché avvelenò l’illustre ebanista.

image-1image-1109 – Nelle scuderie la Biblioteca Nazionale
Le ex scuderie di Palazzo Carignano divennero il Palazzo delle Poste e Telegrafi. L’edificio fu bombardato durante la II Guerra Mondiale, ma si salvò la facciata che divenne poi quella dell’attuale Biblioteca Nazionale.


Nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 1904 si scatenò un incendio in cinque sale della Biblioteca Nazionale che al tempo aveva sede nel palazzo dell’Università di via Po. Il fuoco, estesosi rapidamente grazie alle strutture in legno, e l’acqua usata dai pompieri, arrecarono danni gravissimi soprattutto ai manoscritti. I vigili del fuoco, inoltre, trovarono l’unica porta d’accesso bloccata. Nell’incendio andarono distrutti 24.000 volumi e 2.640 manoscritti di inestimabile valore.
La biblioteca si riprese rapidamente, ma l’8 dicembre 1942, in un bombardamento, furono distrutti più di 15.000 volumi (tra cui quelli geografici con gli atlanti antichi ricchi di mappe) e porzioni del catalogo generale.
Nel 1973 fu inaugurata la nuova sede di piazza Carlo Alberto.

109 – I tumulti per il ballo dell’orso
Nel 1755 si registrò nel cortile dell’Università e poi in via Po l’unico tumulto sotto il ferreo regno di Carlo Emanuele III: in novembre arrivò in città un cremonese, allevatore di bestie danzanti. Per l’esibizione del suo orso gli venne assegnato il cortile dell’Università e lui iniziò a costruire il palco in legno. Gli studenti la presero come un’offesa alla sacralità del luogo: distrussero il palco tumultuando nella via. Il conte Bogino, saggiamente, consigliò di non mandare gente armata, ma solo un emissario del re per spiegare che la recita sarebbe stata spostata al Valentino. Finì così con un gran tripudio e osanna al sovrano.

image-1110 - Caffè Fiorio
Era noto anche come il Café d’le cue (il caffè dei codini), roccaforte dell’aristocrazia più reazionaria. Carlo Alberto si informava quotidianamente sull’umore e sulle opinioni dei suoi frequentatori.
Ospitò la 1° riunione del Circolo del Whist (1841).



image-1image-1110 - L'ufficio di Cavour
In via Cesare Battisti 16,nel palazzo Salmatoris, era ubicato l'ufficio privato di Camillo Benso di Cavour.

 


image-1image-1image-1111 - Palazzo Graneri della Roccia
In via Bogino 9, costruito alla fine del Seicento. Qui nel 1652 c’erano i padri Filippini grazie a un dono per un voto di Lorenzo Scotto, primo elemosiniere di Vittorio Amedeo I, guarito da una malattia. Morto l’abate i Filippini, nel 1675, si trasferiscono dove ora c’è la chiesa di San Filippo.
Nel 1678 il terreno è di proprietà del conte Francesco Maurizio Canalis di Cumiana, padre di Anna Carlotta (sposa in seconde nozze di Vittorio Amedeo II).
Durante l’assedio del 1706 fu sede del comando della difesa della città, affidato al Maresciallo Wilrich Philip Daun. In quell’occasione una cannonata attraversò le inferriate a piano terra uccidendo una persona.
Poi di propretà dei marchesi Della Rocca, quindi del generale Gerbaix De Sonnaz .
Dal 1858 ospitò il Circolo degli Artisti.

Vedi le immagini del palazzo Graneri della Roccia nel corso dei secoli

image-1111- Il Circolo degli Artisti
Venne fondato nel 1847 e riconosciuto dal Decreto Reale del 1857 e successivamente da quello della Giunta Regionale del 1999.
Dal 1857 ha sede nel Palazzo Graneri della Roccia.
Nel suo archivio è documentata la sua lunga storia nel corso della quale soci come Cavour e Rattazzi hanno utilizzato la sede del Circolo per eventi ed incontri politici di rilievo.
Nella sua biblioteca si trovano, oltre a pubblicazioni d’arte, italiane ed internazionali, a partire da fine ‘700, anche i periodici di attualità politica e sociale che coprono due secoli, al pari dell’archivio musicale, tutti vincolati e catalogati dalle rispettive Soprintendenze.
Le arti visive vi sono state protagoniste per la presenza, come soci od ospiti, dei più illustri artisti dell’ottocento e novecento.

 

 

 

 



image-1image-1image-1111 - Albergo Feder
Era uno dei più noti nell'800, ospitò patrioti e letterati. Fu tra i primi ad avere termosifoni e illuminazione a gas. Era sito in via S.Francesco da Paola 4, poi rinominatoTrombetta.
Lo scrittore russo Alessandro Herzen, esule a Torino, racconta che vi “ebbero luogo le mie seconde nozze”.
Qui davanti alcuni appassionati si erano riuniti per salutare la celebre danzatrice austriaca Fanny Elster che si era esibita in città. Era stata addirittura convocata la banda del 1° reggimento guardie. Ma a studenti liberali questo omaggio a un’austriaca non piacque così si mescolarono alla folla e quando l’artista comparve alla finestra si scatenò un putiferio, tra acclamazioni e fischi, cui si aggiunse il clamore della banda, quindi un parapiglia che sconquassò la manifestazione.


111 - Velociferi
In via Bogino 5 nel 1859 aveva sede la direzione dei Velociferi e Messaggerie nazionali. I velociferi erano carrozze particolarmente rapide per i frequenti cambi dei cavalli.

111 - La sorella di Alfieri
Nell’edificio d’angolo tra via principe Amedeo e via S.Francesco da Paola, dal 1768 al 1769 abitò Vittorio Alfieri, nella casa della sorella.

111 - Palazzo Colli di Felizzano
Nel palazzo all’angolo tra le vie Principe Amedeo e Bogino, il 23 aprile nacque Anna Teresa Canalis amante e sposa di Vittorio Amedeo II.
Nello stesso palazzo nacque lo scrittore Edoardo Calandra (1852-1911).

image-1111 - L'incendio di casa Tarino: eroismo e vergogna
Nella notte tra il 26 e il 27 agosto 1861, in casa Tarino, in via Po angolo via Montebello, scoppia un incendio devastante originato nel magazzino di mobili Bertinetti. Per combattere le fiamme accorrono, oltre ai pompieri, soldati e carabinieri. Alla fine il bilancio è pesante: tredici militari più altre vittime civili.

A fronte degli atti di coraggio per salvare persone e beni, si registrarono polemiche per l'inefficienza dei mezzi di soccorso e atti di sciacallaggio: il vicebrigadiere dei carabinieri Luigi Cuniberti viene condannato a tre anni per furto di oggetti, Successivamente vengono scoperti e condannati anche il carabiniere Sebastiano Cellamare, una guardia di pubblica sicurezza e due soldati

image-1image-1Piazza Carlo Alberto
Anticamente c’era il giardino privato che divideva il palazzo Carignano dalle sue scuderie. Il terreno venne alienato nel 1833 per 70.000 lire.

image-1

image-1

image-1La prima Camera dei Deputati
L’antico palazzo dei Savoia Carignano si trovava tra piazza Castello e via Viotti ed era chiamato palazzo Vecchio (a fianco dell’albergo Bonne Femme su via Guardinfanti (Barbaroux)), mentre quello attuale, costruito nel 1679, nella piazza omonima, nell’800, era denominato palazzo Nuovo. Cessa di essere residenza dei Savoia-Carignano quando Carlo Alberto, il 27 aprile 1831 sale al trono e si trasferisce a palazzo Reale.

image-1image-1Durante la dominazione francese ospitò la Prefettura del Dipartimento di Po.
Vittorio Emanuele II nacque nel 1820 a piano terra nella stanza all’angolo con via Principe Amedeo.
Nella sala attigua per diverso tempo Camillo Cavour ebbe il suo ufficio privato.
Dal balcone sulla piazza che porta il suo nome, il 13 marzo 1821, si affacciò Carlo Alberto per annunciare la Costituzione detta "del 21", poi revocata.
Nel 1848 nel salone al primo piano, già sede di balli e concerti, viene allestita la Camera dei Deputati Subalpina inaugurata l’8 maggio (fino al 1860) e il primo parlamento italiano (dal 1860 al 1865). Nel 1852 fu anche sede del Consiglio di Stato
Nel 1860, essendo l’aula troppo piccola, ne venne approntata una in legno nel cortile del palazzo, usata fino al 1864.
Qui il 18 febbraio 1861 il discorso della corona, scritto da Farini e rivisto da Vittorio Emanuele II, annuncia che l’Italia: “è libera e unita quasi tutta per mirabile aiuto della Divina Provvidenza, per la concorde volontà dei popoli e per lo splendido valore degli eserciti”.

image-1image-1image-1image-1

L’11 marzo è approvata all’unanimità la proposta: “Vittorio Emanuele II assume per sè e i suoi successori il titolo di Re d’Italia”
Intanto l’architetto Giuseppe Bollati inizia a realizzare l’ampliamento del palazzo (dalla parte di piazza Carlo Alberto), con la nuova aula del Parlamento che non verrà usata nemmeno una volta a causa del trasferimento della capitale a Firenze:
Quest’aula fu demolita dopo il trasferimento della capitale, mentre quella del parlamento Subalpino fu dichiarata intangibile nel 1898.
Attualmente il palazzo ospita il museo del Risorgimento, precedentemente allestito nella Mole Antonelliana.

La verità sulla spedizione dei Mille
Nel 1988 palazzo Carignano ospitò il convegno dei Maestri venerabili della Massoneria in cui venne presentato il documento che certificava della consegna a Garibaldi, a Quarto in partenza per la spedizione dei Mille, di tre milioni di franchi in oro, raccolti appunto dalla Massoneria inglese. Denaro che spiega la sconfitta dell’esercito borbonico da parte di pochi irregolari.
Alla fine della spedizione Ippolito Nievo, tesoriere della spedizione, sparì in mare, insieme alle specifiche di tutti i pagamenti, soprattutto quelle ai generali borbonici che si erano arresi senza combattere.

image-1I baffi di Carlo Alberto
Carlo Alberto nacque a palazzo Carignano il 2 ottobre 1798. Sedicenne, ufficiale napoleonico, inalberava un bel paio di baffi che, all’atto della restaurazione Carlo Felice gli ordinò di tagliare perchè erano roba da carbonaro.
Così dopo il 1821 i baffi sparirono con il rinnegamento dei principi liberali. Fino al 1844 quando insieme ai contatti con liberali ricomparvero i baffi, neri di tinta.
Vittorio Emanuele II invece era biondo-rossiccio, poi si tinse di nero quando iniziò a incanutire.

 

Vittorio Emanuele: era veramente lui ?
E’ stato il re che, più di ogni altro, ha contraddistinto il Risorgimento. Nacque a palazzo Carignano il 14 marzo 1820 a pianterreno, nell’appartamento a destra.
Quando il padre Carlo Alberto era in esilio a Firenze, ospite del suocero, la culla di Vittorio Emanuele s’incendiò all’improvviso. La fantesca, subito accorsa per spegnerele fiamme non si avvide che il suo vestito aveva a sua volta preso fuoco e, così salvò il principino ma riportò gravissimi danni alla propria persona. Fin qui i fatti storici documentati.
Negli stessi giorni il macellaio fiorentino Tanaca, che aveva il negozio nei pressi di Porta Romana, lamentò la scomparsa del proprio figlioletto, della stessa età del principino; subito qualcuno più tardi metterà in collegamento i due fatti ipotizzando la morte del principino e la sostituzione col figlio del macellaio, spiegando in questo modo la sorprendente differenza tra padre e figlio, sia fisica che negli atteggiamenti e nello stile.

image-1La triste fine della principessa gaudente
Nel '700 la vita a Corte era molto castigata e severa; in compenso si godeva di continuo e largamente a palazzo Carignano, dove sei giovanissime principesse te­nevano viva ogni conversazione. Primeggiava fra tutte, per bellezza, per ingegno ed anche un poco per civetteria deliziosa, la principessa Maria (Torino, 8 settembre 1749 – Parigi, 3 settembre 1792 - nell'immagine a fianco), destinata a sposare il principe di Lamballe ed alla tragica fine di Parigi durante la rivoluzione
Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano
sposò il principe di Lamballe e si trasferì a Parigi dove strinse una grande amicizia con la regina Maria Antonietta. Fu vittima dei "massacri di settembre" che segnarono l'inizio del Regime del Terrore.
La folla occupò diverse prigioni nelle quali erano detenuti gli aristocratici.
I carnefici si accanirono particolarmente sulla principessa di Lamballe, proprio a causa della sua intimità con la regina.
La donna fu trascinata all'aperto nel cortile della prigione, che sorgeva tra Rue de la Ballet e Rue de Sicile e, dopo un sommario processo, fu sottoposta a torture prima di venire decapitata con un coltello e squartata.
La testa mozzata della principessa venne issata su una picca e portata in corteo; in seguito la testa mozza venne portata da un parrucchiere per essere lavata, pettinata e incipriata in modo da farla riconoscere.
Qui, la famosa Madame Tussaud, ancora giovane apprendista, fece il calco in cera del suo viso come maschera mortuaria, sparita negli anni successivi da un museo londinese.

La testa sopra il palo riprese lentamente il suo cammino, seguita dal suo corpo nudo trascinato sopra il selciato per le gambe, arrivando sotto le finestre della torre del tempio, dove era detenuta Maria Antonietta con la famiglia. La regina fu invitata a gran voce ad affacciarsi per dare l'ultimo saluto alla sua amica del cuore, ella però non vide mai la testa perchè appena apprese di cosa si trattasse cadde svenuta. La figlia Maria Teresa scrisse più avanti: "Fu la prima volta che vidi perdere il controllo a mia madre!".

I resti della principessa verso le 7 della sera vennero recuperati dal cittadino Jaques Poitel, il quale per ordine del Duca de Penthievre, ricco suocero della principessa, aveva pagato per riaverla, mescolandosi nelle schiere dei sanculotti ormai ubriachi; vedendo che i resti erano stati lasciati incustoditi in un cantiere del quartiere Chatelet a Parigi, li prese, fece richiesta ufficiale della testa alla comune e li portò la notte stessa a Vernon dal Duca stesso. I resti furono sepolti in segreto in un roseto nel giardino del Castello di Bizy, a Vernon, dove tutt'ora riposano.

Nel 1929 papa Pio XI attribuì alla principessa di Lamballe la qualifica di martire, dichiarandola "venerabile".



procedi verso nord (E) - verso ovest (L) - verso est (N) - verso sud (S)