Atlante di Torino



 

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Ponte delle BenneAmore sfortunatoDelitto GabriCiabotcorso VIgevano Il più grande cinema d'Italia

 

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
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image-1Il cavalcavia demolito
All'inizio degli anni Settanta del Novecento venne realizzata la sopraelevata di corso Mortara per superare la ferrovia Torino-Milano e la Stazione Dora. Venne abbattuta a partire dal 2005 in concomitanza con la realizzazione del Passante Ferroviario.

Un amore sfortunato
Galeotto fu l’amore tra Giovanni Colombo, trentenne e Maria Spalla di 17 anni, contrastatissimo dalle due famiglie ma soprattutto dai genitori di lei. Dopo essere scappata di casa, lavorando come commessa in una panetteria di piazza Giulio 12, Maria aveva tentato più volte di ottenere il consenso dei suoi al matrimonio, sempre senza fortuna. Neanche un viaggio a Genova, insieme al suo amato, riuscì a far cambiare idea ai genitori. I due amanti disperati pensarono al suicidio, ma il 21 agosto 1923, dopo essersi recati ad un ballo pubblico sito in corso Brescia angolo via Bologna, hanno avuto un diverbio in un prato lì vicino, pare scatenato dalla gelosia di lei, e il Colombo ha sparato alla sua bella procurandole una ferita che, nonostante il ricovero in ospedale, la portò alla morte.
In tribunale il Colombo è stato condannato a a 8 anni e 4 mesi.
(Cliccando sull'immagina fianco si apre il pdf con il resoconto dettagliato dell'epoca).

 

image-1image-1643 - La mondana nel ripostiglio
L’11 agosto 1964 in un ripostiglio di un alloggio di lungodora Napoli n. 26 Luigia Mathis scopre il cadavere ormai scheletrito della figlia Vittoria Gabri, scomparsa dal 30 giugno.
La vicenda suscita molto scalpore: la vittima malata di leucemia, madre di una bambina, vittima di uno sfruttatore violento, aveva sperato di rifarsi una vita con l’uomo che poi l’aveva uccisa.
L’assassino è Giovanni Faga, un ex legionario, viene condannato a 20 anni di carcere.

image-1676 - Il Ciabòt d'le Merle
Il Ciabòt d'le Merle, il Chiabotto delle Merle, si trovava nella zona di quella che oggi è piazza Crispi, precisamente tra via Pinerolo, Cuneo, Mondovì (oggi Luigi Damiano) e Schio, dove probabilmente ebbe sede il Lazzaretto, che accolse i malati di peste nel 1630.
Sicuramente era una delle zone più malfamate e in condizioni igieniche disastrose.
La la sua demolizione liberò una vasta area, facilitando l'installazione delle fabbriche come la Fiat Grandi Motori e la costruzione delle prime case popolari di Torino realizzate nel 1908 dall'Istituto Autonomo Case Popolari.

image-1image-1676 - Il Kursaal Durio
In via Cigna all'angolo con strada del Fortino c’è una torre di colore chiaro, di intonaco beige e pietre angolari bianche, di aperture che sembrano feritoie e una balconata aggettante nella parte più alta, di curiosi oblò rossi e con tanto di merli a coronarla. E’ quel che resta della Kursaal Durio, uno dei birrifici più noti di Torino tra il XIX e il XX secolo.

Accanto alla fabbrica di birra fu costruito un edificio che aspirava a diventare punto di ritrovo della buona società torinese. La Kursaal Durio era birreria, caffè, ristorante, salone per concerti, giochi e sport. L’edificio era complesso ed era composto da una struttura in legno e muratura che si ispirava agli chalet svizzeri e una sorta di salone di 'lusso' che, oltre al gioco delle bocce, si proponeva anche come 'scivolodromo' (pattinaggio).

All'interno dell'edificio, la decorazione non era stata lasciata al caso: nell'atrio c'era anche un grande dipinto del Giudizio Universale, con Dio al centro, affiancato a sinistra dai condannati all'Inferno e a destra dai beati in Paradiso che bevevano la birra Durio.
La Kursaal non ebbe lunga vita, le cronache riportano che fu chiusa dopo poco più di un decennio di vita. L'edificio fu trasformato per qualche tempo anche in cinema, prima di essere abbattuto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Vedi altre immagini del Kursaal Durio

image-1image-1680 - San Pietro in Vincoli
Venne istituito nel 1777 ed utilizzato fino al 1837. Lo scoppio della polveriera del vicino Arsenale (1852) lo danneggiò, così come i bombardamenti del 1945. Nel 1970 si trasferirono i resti rimanenti a seguito delle ripetute profanazioni delle tombe rimaste. Abbandonato per quindici anni, nel 1984 è stato adibito a teatro sperimentale.

Vedi al monografia sui cimiteri

image-1685 - Via Lanino angolo via Mameli

 

 

 

 

 




image-1image-1694 - Temperino: la prima utilitaria
La Temperino è stata una casa motociclistica e automobilistica italiana attiva a Torino dal 1907 al 1924 e fondata dai fratelli Maurizio, Secondo, Giacomo e Mary Temperino. L'azienda è generalmente ricordata per aver ideato e prodotto le prime automobili utilitarie.
Appartenenti a una famiglia di emigranti rimpatriata dagli USA, per la morte del padre minatore, i fratelli Temperino aprirono in corso Principe Oddone 44, l'Officina F.lli Temperino, per la riparazione di biciclette e motocicli e per la vulcanizzazione degli pneumatici.
Nel 1908, iniziarono la costruzione di una motocicletta la Mead Flyer.
Dopo i primi prototipi di auto nel 1908 e 1909, la loro attività fu interrotta dalla Guerra Italo-Turca e poi dalla prima guerra mondiale, arrivando finalmente alla produzione in serie nel 1918.
Nell'ottobre dell'anno successivo venne costituita la Società Anonima Vetturette Temperino,con un immediato successo, per l'economia di acquisto e d'esercizio, oltre alla robustezza dimostrata nelle gare in salita.
La Temperino fu molto apprezzata anche all’estero, particolarmente in Inghilterra, dove fu aperta una sede per l'assemblaggio e la vendita, al fine di evitare i dazi doganali e soddisfare gli ordinativi.
Il fallimento della Banca di Sconto nel 1921, principale finanziatrice dell'azienda, e la crisi economica del 1924 portò alla chiusura la fabbrica torinese, ma la Temperino motors Ltd. di Londra rimase attiva fino al 1940.

image-1image-1703 - Ausiliatrice
Il santuario di Maria Ausiliatrice, voluto da Don Bosco che aveva sognato la Madonna in mezzo a un campo di mais, dove c’era stato il martirio di Avventore e Ottavio.
Il santo individuò quel terreno, lo comprò e, nel 1863, iniziò i lavori anche senza avere i fondi che trovò strada facendo. Venne inaugurato l’8 giugno 1868.

 

image-1image-1704 - Il Cottolengo
Presso ai luoghi in cui nel medioevo era operativo l’ospedale di S. Biagio de Crociferi sorsero vari edifici della Piccola Casa della Divina Provvidenza fondata dal canonico don Giuseppe Cottolengo.

704 - Stimmate fasulle
16 marzo 1876 – Desta scalpore a Torino il caso di una monaca del Cottolengo, che ogni venerdì ha sulla fronte, nelle mani, sul costato sinistro e sui piedi delle stimmate simili a quelle di Gesù.
Viene nominata una commissione di celebri medici per esaminare il caso. Chiuderanno la questione affermando che la monaca si produceva le ferite con aghi e spilloni.

715 - Matrimonio o morte
Vittorio Billia, muratore di 25 anni, aveva una relazione con Domenica Borgo, 21 anni, che abitava in via Cottolego 23. Lei lo tradisce, così lui il 20 agosto del 1905 si presenta a casa sua con una pistola minacciando di sparare se lei non accetta di sposarlo.
Lei lo sbeffeggia e lui replica con 4 colpi mortali, poi tenta vanamente il suicidio.

image-1Il Barabba patricida
Il 24 maggio 1876, il diciannovenne Felice Peradotti, un poco di buono presentato sui giornali come un vero “barabba”, uccise il padre a coltellate, nella sua casa in via Cottolengo, perché gli negava i soldi per andare a divertirsi. Al processo, Felice Peradotti tenne un contegno cinico e sprezzante, senza una lacrima, non diede segni di rimorso o di pentimento. Asserì che non pensava di ammazzare il padre ma, quando mimò il movimento col quale aveva colpito il padre, il suo gesto apparve così selvaggio e spaventoso da destare l’orrore di tutto il pubblico. Venne condannato ai lavori forzati a vita.

image-1Il Rondò della forca
La piazza che si trova all'incrocio tra i corsi Valdocco, Principe Eugenio, Regina Margherita e la via Gian Francesco Cigna venne creata dopo l’abbattimento delle mura, voluto da Napoleone il 23 giugno 1800. Al termine dell’occupazione francese assunse la denominazione popolare di "Rondò della forca" in quanto sede, fino al 1852, delle esecuzioni capitali. Le sentenze venivano eseguite mediante la forca “piemontese”, installata di volta in volta. La carretta giungeva col condannato confortato da un sacerdote ed accompagnato da una scorta armata e dalla Confraternita della Misericordia. San Giuseppe Cafasso (1811-1860) seguì ben 57 di questi sciagurati e per ricordare il santo consolatore di questi miseri peccatori, nel 1961 viene eretto un monumento in suo onore, voluto dai carcerati di tutta Italia ed eseguito dallo scultore Virgilio Audagna (1903-1993) sul luogo del patibolo. L’opera raffigura il Santo nella caritatevole estrema opera di conforto ad un condannato.

L’ultima efferata esecuzione
Nel maggio del 1945 al Rondò della forca ci fu un’ultima esecuzione postuma: venne fucilata la sedicenne Marilena Grill (che abitava in corso Oporto - ora Matteotti - 25), colpevole secondo alcuni di essere una spia, in realtà una semplice ausiliaria della Repubblica Sociale Italiana. Il comandante partigiano del plotone di esecuzione, il romano Alberto Polidori, quando se la vide davanti, assieme ad altre ragazze in grigioverde altrettanto giovani e spaventate, si rifiutò di sparare. Lo disse con fermezza, disse che non avrebbe potuto assassinare delle bambine. Allora ci pensò un altro, un certo Pierin d' la Fisa, uno deciso a far piazza pulita di tutti i fascisti, innocenti o colpevoli che fossero, incurante del fatto che gli organi di governo della Resistenza avessero ordinato di fermare la mattanza.

Vedi la monografia: Esecuzioni (pena di morte)

Canile
Il primo canile municipale sorse in Borgo Dora il 16 luglio 1852 era una baracca situata nel cortile di casa Rizzetti in viale Santa Barbara 1 (c. Regina Margherita angolo p. Emanuele Filiberto).
Nel dicembre del 1871 il municipio ne deliberò la demolizione e il trasloco al foro Boario. Le condizioni dei cani sostanzialmente non mutarono, cambiarono solo i sistemi di soppressione: dalle bastonate, all’impiccagione e all’avvelenamento.
Nel periodo 1858-1920 la campagna contro i randagi fu quasi una crociata: complessivamente nel canile municipale e negli istituti scientifici furono ammazzati 20.782 cani, una media di 424 all’anno.

Lazzaretto
Verso al 1522 sorgeva presso alle fontane di Santa Barbara il Lazzaretto degli appestati attiguo alla chiesetta di S Rocco.
Più tardi in quel luogo venne costruita la caserma dei Pompieri.

Il Cavaliere di Porta Palazzo
Nel 1852 Ferdinando Balgagna fu il secondo a chiedere la licenza per aprire un banco al mercato di porta Palazzo che gestì per quarantatrè anni con la moglie Anna. Si assentò solo per combattere le guerre d’indipendenza sui campi di Goito, Palestro, Santa Lucia, Magenta, Solferino e San Martino. Durante un raduno degli artiglieri, a Roma, fu riconosciuto da re Umberto I che lo apostrofò in piemontese: “Ti t’ses Belgagna, mi m’na ricordo!”
Tornato a casa inviò al sovrano una foto incorniciata del 5° Artiglieria ritratto con il duca di Genova e qualche giorno dopo ricevette una lettera di ringraziamento corredata dalla nomina a Cavaliere delle Corona.

La prima fabbrica di fiammiferi
I fratelli Albani, nel 1833, inaugurarono la prima fabbrica di fiammiferi in legno (pirofori) in Borgo Dora

Dalla Dora energia industriale
Il Borgo Dora è stato la sede del primo polo industriale della città: dai canali derivati dalla Dora si traeva inizialmente l’acqua per irrigare i campi e muovere le pale dei mulini, in seguito il loro potenziale energetico diede impulso alla costruzione, a partire dal 1500, di diversi stabilimenti produttivi.
I primi filatoi, le ditte di prodotti chimici d’inizio ottocento, e l’industria conserviera fondata da Francesco Cirio moltiplicano gli stabilimenti fino all’arrivo della corrente elettrica, che permise alle industrie di spostarsi altrove. Botteghe artigiane e osterie, allora, ne presero il posto.

Vedi altre immagini d'epoca della Zona Industriale di Borgo Dora

image-1La zona di Borgo Dora nella mappa del 1914
Si trattava di un vitale centro di produzione militare prima, e nel corso, della prima guerra mondiale

 



 

image-1Canale dei Molassi
Di questo canale si hanno notizie fin dal secolo XIV. Dalla Dora passava sotto quelle che adesso sono via Treviso, corso Rosai, strada del Fortino, via Andreis e andava a finire in via Priocca.
Azionava i macchinari dell'Arsenale, quelli delle officine della nascente industria e infine quelli dei molini Dora, situati nella zona di via Priocca. Questi molini erano più grandi di quelli del Po e per questo erano conosciuti come Molassi. L'area dell'attuale Borgo Dora era un vasto avvallamento, per cui veniva chiamato Vallone ("Valun"), che divenne poi Ballone ("Balun").


image-1683 - Armi e Polveriera
Realtà dominante per il Borgo fu la Polveriera, divenuta poi Arsenale militare: la zona compresa tra piazza Borgo Dora e via San Pietro in Vincoli, era conosciuta durante il XV secolo come “Regione delle Ressie”, per la presenza di due stabilimenti, chiamati in passato Molera e Ressia, dove si forgiavano spade e pugnali e si molavano altri strumenti.
I macchinari di questi stabilimenti erano azionati dal Canale dei Molassi. Nel 1582 Antonio Ponte, convertì lo stabilimento della Molera in una fabbrica di polveri da sparo, la Polveriera.
L’ing. Antonio Rubatti progettò, nel 1673, l’espansione della Polveriera verso Ponente dividendola in due parti: Vecchia e Nuova.
La Fabbrica delle Polveri da sparo continuò a subire trasformazioni e ampliamenti nel corso dell’700 e dell’800, diventando un crescente pericolo per le sempre più vicine abitazioni.

image-1image-1683 - Esplode la polveriera
Il 26 aprile del 1852, per combustione spontanea, si verificò una esplosione violentissima.
La catastrofe fu evitata grazie al coraggioso intervento del sergente Paolo Sacchi, che evitò che 40.000 chilogrammi di polveri da sparo prendessero fuoco.
All’eroe è intitolata la via a fianco della stazione ferroviaria di Porta Nuova.
Dopo la sciagura, che distrusse edifici e i macchinari della Polveriera, il complesso fu trasferito.
Negli stabilimenti di Borgo Dora fu trasportata la maggior parte delle lavorazioni dell’Arsenale di Torino e il complesso della ex-Polveriera prese il nome di “Arsenale delle Costruzioni d’Artiglieria”, mantenendo la caratteristica di grande ed efficiente struttura produttiva.
Gli edifici, progettati dal colonnello Antonio Quaglia, vennero completamente riedificati nelle forme attuali a cura di Giuseppe Castellazzi al fine di ospitare le nuove produzioni dell’Arsenale.
Durante le due guerre mondiali l’attività dell’Arsenale fu frenetica. Dopo la disfatta di Caporetto, da qui partiva quotidianamente per il fronte un treno carico di materiale bellico per ricostruire l’armamento perduto in quel disastro.
Nel periodo della Resistenza l’edificio fu occupato dai Partigiani, che ne utilizzarono il tetto per controllare l’accesso alla città da Ponte Mosca.
Il Comune di Torino ha effettuato negli ultimi anni un progetto di ristrutturazione del cortile del Maglio che ospita manifestazioni espositive e un complesso di botteghe arti

gianali e antiquarie, mentre gli altri locali ospitano attualmente la scuola Albe Steiner.

Vedi la monografia sull'esplosione della polveriera e sull'eroico atto di Paolo Sacchi

683 - Il fucile che uccise Kennedy
Nell’arsenale Salvatore Carcano (1827-1903 ) creò il fucile a ripetizione automatico che porta il suo nome. Dopo aver combattuto nella Prima guerra d’Indipendenza venne arruolato come armaiolo nel Corpo Reale di Artiglieria e in poco tempo fu nominato Artista.
Nel 1852 entrò come operaio nella Fabbrica Reale, iniziò la sua carriera come inventore. Progettò e costrui macchine per la lavorazione delle canne, delle baionette e di altre armi. Cavour medesimo gli commissionò la preparazione delle armi per le truppe da inviare in Crimea.
Progettò il fucile d’ordinanza Carcano modello 91 che servì sia nella I che nella II guerra mondiale, e in vari conflitti coloniali. Diede anche il nome a una mitragliatrice e a una specale cartuccia.
Con questo tipo di fucile, riportante il numero di serie C2766 e le scritte “Made in Italy”, 1940 e Cal. 6,5, realizzato nell’arsenale di Borgo Dora, nel 1963 venne ucciso John Fitgerald Kennedy.

 

 

683 - L’Arsenale della Pace
Parte di quello che fu un centro di grande produzione bellica, dal 1983 è utilizzato dal Sermig, creato nel 1964 da giovani riunitisi intorno a don Ernesto Olivero. Il volontariato di tanti, soprattutto giovani, lo ha trasformato in una speranza di pace, un monastero metropolitano sempre aperto a chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro.
E’ un luogo dove ognuno può restituire qualcosa di sé: tempo, professionalità, beni spirituali e materiali.

 

 

 

 

 


 

La Scuola Holden
In piazza Borgo Dora 49 ha sede la scuola di Storytelling & Performing Arts creata da Alessandro Baricco (nato a Torino nel 1958).
Alla Holden si studiano tecniche di narrazione con un taglio multidisciplinare.

 

 

 

 

 

 

image-1Francesco Tamagno
Francesco Tamagno detto "Cichin" (1850-1905), nacque nel quartiere di Borgo Dora con una famiglia di 15 fratelli e sorelle, 10 dei quali morti giovanissimi a causa di colera e tubercolosi. Il padre Carlo era l'oste di una modesta trattoria a Porta Palazzo (la Trattoria del Centauro conosciuta anche come trattoria dei Pesci Vivi) dove lavorò fin da piccolo come cameriere. La madre Margherita Protto morì poco dopo quando lui era ancora fanciullo. Grazie alla sua voce possente divenne uno dei tenori più celebri del XIX secolo.Si esibì nei più importanti teatri di tutto il mondo ma nonostante il grande successo e il benessere economico raggiunto mantenne un tenore di vita frugale e parsimonioso: durante i suoi viaggi soggiornava solo in alberghi di livello medio-basso, viaggiando in treno sempre in seconda classe, inoltre lavava da sé tutti i suoi vestiti e si portava da casa le candele per evitare di pagarle a un prezzo più alto. Questo gli permise di accumulare un ingente patrimonio
La sua tomba è la più nota e vistosa nel Cimitero monumentale.

Il Balon
Il tradizionale mercato del Balon risale al 1857 quando il proprietario del terreno, il cavalier Zaccaria Liautaud, permise che i ferrivecchi vi esponessero le loro mercanzie.
Prese il nome dal gioco del pallone a cui il luogo inizialmente era adibito. Tra i suoi frequentatori illustri ebbe anche Vittorio Emanuele II e Cavour.

Alcune immagini del mercato del Balon di ieri e di oggi:

  •  Balon
  • il Balon visto da Massimo Quaglino
  • La lettrice di tarocchi nel 1925
  • Il Balon ai primi del '900
  • http://wowslider.net/
  • Il Balon a fine '800
 Balon1 il Balon visto da Massimo Quaglino2 La lettrice di tarocchi nel 19253 4 5 6 7 Il Balon ai primi del '9008 9 10 Il Balon oggi11 Il Balon a fine '80012
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Il più feroce
Il serial killer Maurizio Minghella (1958), pugile dilettante, detto «Travoltino» per la passione per le discoteche, abitava nella periferia nord della città. E’ stato uno dei più feroci e crudeli pluriomicidi.
Condannato a vita nell’82, semi-libero dopo 17 anni, riprende a uccidere e, dal 2005 è tornato all’ergastolo. La sua prima vittima, nel 1978 una prostituta a Genova, quindi una lunga sequenza di violenze, torture e dieci altri omicidi uno dei quali perpetrato dopo aver crocifisso una quattordicenne. Spesso sui luoghi del misfatto vennero trovate scritte inneggianti alle Brigate Rosse.

 

 

 

 

 

 

image-1743 - Teatro Torinese - Casa Hollywood
l fabbricato dell'attuale Casa Hollywood, in Corso Regina Margherita 104 e 106, ebbe origine nel 1841 come Piccolo Teatro Popolare di Torino (con accesso da via Fiocchetto). Nel 1891, in Corso Regina Margherita 106, venne realizzato il Teatro Torinese (progetto Gilodi e Riccio) adatto anche ad esercizi equestri. Poteva ospitare fino a 1500 spettatori. Dal 1921 noto come "Teatro Verdi" operò con alterne fortune.
Fu distrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale e al suo posto sorse il Cinema-Teatro Hollywood che chiuse nel 2008.
image-1Tra il 2010 e il 2013 è stata realizzata Casa Hollywood (progetto di Luciano Pia).

L'opera di rifacimento e recupero ha comportato la quasi totale demolizione dell'esistente, con l'eccezione della facciata tardo ottocentesca del Teatro, su via Fiocchetto, e la ricostruzione di un fabbricato destinato prevalentemente a uso residenziale.
image-1Casa Hollywood attualmente ospita una libreria, una residenza, una suite distaccata dell’Hotel Boston e diversi appartamenti. Sul terrazzo è stato sistemato un ricchissimo orto urbano con alberi da frutta e piante aromatiche.

 

 

 

image-1Ponte delle Benne
Il vecchio ponte di Corso Regio Parco era soprannominato “pont d’le bene” o “ponte delle benne”. Il nome derivava dal fatto che
vicino al ponte in legno c'erano delle capanne. Capanna in piemontese si dice “bena”, quindi: “pont d’le bene” significa “ponte delle capanne”;
C'è anche un'altra versione: le benne sono contenitori ribaltabili montati su carretti e usati soprattutto per trasportare vino. Forse sul “ponte delle benne” transitavano spesso questi carretti.
In origine il ponte era in legno e per questo spesso veniva distrutto dalle piene, venendo ricostruito più volte, l’ultima nel 1814. Distrutto per l’ultima volta nel 1837, nel 1849 ne venne costruito uno nuovo in laterizio. Ma avendo una larghezza limitata, insufficiente per il traffico in costante aumento, venne sostituito nel 1967 dall’attuale in cemento armato.

image-1Quartiere Aurora
Comprende la zona tra corso Regina, corso Novara, corso Principe Oddone e la Dora, includendo i rioni Borgo Dora, Borgo Rossini e Valdocco. Fin dall'epoca romana e poi nel Medioevo, questa zona era ricca di mulini e opifici, di concerie e riserve per le granaglie.
Il nome del quartiere Aurora deriva da un'antica cascina, detta appunto “cascina l'Aurora”, trasformata nel 1869 in un opificio, mentre nel 1984 l'architetto Aldo Rossi ha ridisegnato tutto l'edificio che oggi si chiama Casa Aurora.

 

 

image-1image-1Barriera di Milano
La Barriera di Milano nasce ufficialmente nel 1853. La Barriera che dà il nome al quartiere era quella di piazza Crispi, ed era la più a nord di Torino. Alla barriera della piazza si accedeva da corso Vercelli, all'epoca Strada Reale d'Italia, e fu chiamata di Milano perché da lì si arrivava dal capoluogo lombardo.
Le cosiddette "Barriere", che stanno ad indicare attuali quartieri cittadini, erano chiamate in quel modo perché erano borghi nati appena fuori dalle barriere daziarie intorno alle aziende che si erano stabilite fuori dalla cinta daziaria.

image-1Borgata Vittoria
Anche nota come Borgo Vittoria (Borgh Tòja ), è un quartiere ubicato nella parte nord della città delimitato a nord dall'area fluviale Basse di Stura e dal torrente Stura, a est dal tratto nord del passante ferroviario di Torino, a sud da corso Mortara, a ovest dalle vie Orvieto, Casteldelfino, Giuseppe Vaninetti ed Enrico Fermi.
Borgo Vittoria confina dunque con i quartieri Villaretto (lato nord), Rebaudengo e Barriera di Milano (lato est), San Donato (lato sud) e Madonna di Campagna (lato ovest).
E’ la zona dove si svolsero i principali episodi della battaglia vittoriosa che pose fine all’assedio del 1706. Inizialmente conosciuto come
Borgo delle Alpi e poi Borgo Levi (dal nome del banchiere torinese Ernesto Levi, che intorno al 1880
lottizzando la zona diede origine ad un piccolo Borgo che ne assunse il nome), fu in seguito denominato
image-1Borgo (della) Vittoria e vi fu costruito (1891) un ossario ed una Chiesa (Nostra Signora della Salute); l’ossario, inizialmente posto all’esterno, fu successivamente trasferito nella cripta sotterranea, dove quattro dei circa 20 pilastrini votivi ancora esistenti ne sostengono l’urna, altri due pilastrini sono nella Chiesa.

 

image-1image-1Un bosco incantato in ceramica e mosaico - Ex cinema Lutrario e Dancing Le Roi
Il cinema Lutrario aprì nel 1942 in via Stradella 8. Nel 1950 Nicolay Diulgheroff progettò il nuovo locale come cinema teatro con sala da ballo, inaugurato nel giugno 1951 poteva ospitare 1100 spettatori.
Nel 1959 Carlo Mollino e Carlo Bordogna ridisegnarono gli interni della sala da ballo, nello spazio sottostante la platea, progettata come un bosco in ceramica e mosaico.
La sala riaprì il 16 novembre 1960 ospitando molti artisti di successo, il cinema chiuse ma il dancing, ribattezzato “Le Roi”, prosegue l’attività diretto da Toni Campa, con gli arredi originali.
Il dancing aveva anche una sede estiva all’aperto al civico 3 di via Stradella nello spazio tra la strada e la ferrovia Torino-Milano, sede che è stata cancellata dai lavori del passante ferroviario nel 2009.