Atlante di Torino


 


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Santuario di San Giuseppe palazzo Ceriana S.Avertino San Giuseppe S.Francesca S.Eusebio S.Teresa S.Elisabetta verso la zona - I - verso la zona - R - verso la zona - P - verso la zona - V -

 

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
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image-165 - La chiesa dell'Intendente delle Finanze Sabaudo
Nel 1678, su ordine di Madama reale, tre religiosi del convento dei Ministri degli infermi di Mondovì, vennero inviati nella città di Torino per assistere i moribondi. Nel 1681 si spostarono in via Santa Teresa 5,apportando importanti modifiche alla struttura denominata Santuario di San Giuseppe.
L’altare maggiore è opera di Carlo Emanuele Lanfranchi su commissione del ministro Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi (1617-1698). Nel 1693 il Generale delle Finanze ottenne la facoltà di essere sepolto nella chiesa, offrendo il finanziamento per i lavori di rifacimento del coro e dell’altare maggiore.
Giovanni Battista Trucchi commissionò inoltre il dipinto raffigurante il Transito di San Giuseppe al pittore Sebastiano Taricco (1641-1710) e le statue di San Giovanni Battista e della Maddalena. L'altare di San Camillo fu costruito per volontà testamentaria di Paolo Vittorio Buschetti e ultimato nel 1743.
La chiesa, a croce latina, è in puro stile barocco.
Sull’ingresso vi è la cantoria riccamente scolpita e dorata, con la croce (emblema dell’Ordine) fra putti e nuvole.
Nel 1854 vennero cancellati gli affreschi della facciata e nel luglio 1893 iniziarono notevoli restauri con l’aggiunta d’affreschi di Carlo Thermignon e rilievi di Luigi Belli, allievo di Odoardo Tabacchi.
La facciata fu sistemata invece solo nel 1909 dall’architetto Giuseppe Ferrari d’Orsara.

Vedi le immagini del Santuario di San Giuseppe in via Santa Teresa 5

 

 

 

 

 

 

 

66 - Un palazzo italiano
In via Santa Teresa 20, il palazzo Provana di Collegno. Luigi Cibrario, a metà ottocento, scrisse: “Uno di quei maestosi e severi edifici che si vanno diradando, ma vorrei non scomparissero affinchè Torino, città italianissima, non s’assomigli a una città Svizzera”.

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Il palazzo, costruito per Antonio Provana di Collegno a partire dal 1687 e attribuito a Guarino Guarini, mostra vistosi caratteri di novità rispetto alle altre residenze nobiliari cittadine. Lo schema del grande androne colonnato su maglia regolare è sostituito qui, come in Palazzo Carignano, da un ingresso ottagonale seguito da un amplissimo atrio con volta ovale a spicchi poggiante su un giro di otto colonne.

 

67 - Abolì il Foro ecclesiastico
All’11 di via Santa Teresa, nel palazzo Pallavicini, morì Giuseppe Siccardi di Verzuolo (1802-1857), lo statista che firmò la legge per l’abolizione del Foro e di molti privilegi ecclesiastici.

 

 

 




67 – Il Cavour del ‘700
In via Arsenale 10 nel 1722 risiedeva Carlo Francesco Ferrero marchese d’Ormea, definito il Cavour del settecento, che qui morì nel 1745.
Artefice della politica di Vittorio Amedeo II, non ne ricambiò la fiducia. Quando questi si pentì dell’abdicazione e cercò di riprendere il potere, il d’Ormea indusse il suo successore, il figlio Carlo Emanuele III, a rinchiuderlo in carcere con la nuova moglie.
Precedentemente era sede dell’ambasciatore francese che qui venne arrestato in ritorsione all’azione dei suoi connazionali che avevano disarmato le truppe piemontesi in Lombardia. Era il primo atto della Guerra che portò all’assedio del 1706.

 

 

 

67 – La futura Banca d’Italia
Il 14 novembre 1849, in via Arsenale 8, grazie alle sollecitazioni di Cavour, si uniscono la Banca di Torino (via Santa Teresa 2) e la Banca di Genova, costituendo la Banca Nazionale che diventerà poi Banca d’Italia. Il capitale iniziale fu di 100 milioni. Divenne il braccio finanziario di Cavour, operando come Tesoreria di Stato, unica banca autorizzata ad emettere cartamoneta.
Con la nascita del Regno d’Italia prese la denominazione di Banca Nazionale del Regno d’Italia.
Nel 1893 si unì alla Banca Nazionale Toscana ed alla Banca Nazionale di Credito dando vita alla Banca d’Italia.

67 - Il ministro della guerra
Ettore De Sonnaz (1787-1867) Ufficiale prima con Napoleone poi con i Savoia, Ministro della guerra e della marina dal 1848 al 1849 abitava in contrada Alfieri 13 al 1° piano.

 

 

 

 

 



67 – La sede degli invincibili
In via Alfieri c’era la sede del Grande Torino, tragicamente scomparso a Superga, presieduto da Ferruccio Novo.

 

 

 

 



67 - Garibaldi
Al 13 di via S.Teresa soggiornò Garibaldi, preparando la spedizione dei Mille. Curiosamente nell’elenco stilato da Alessandro Pavia, comprendente tutti i nomi dei 1096 garibaldini che sbarcarono a Marsala, risulta un solo torinese, si tratta di Francesco Luigi Escufiè.

67 – Il provvidenziale diluvio di Noè
In via Santa Teresa 13 morì l’ingegner Carlo Noè (1812 - 1873), ideatore e realizzatore dell’operazione Diluvio. Forse ispirato dal suo nome ebbe l’idea di utilizzare le acque dei canali del Vercellese per bloccare l’avanzata degli Austriaci, nella II guerra di indipendenza. Tra il 25 ed il 29 aprile 1859 provocò l’allagamento del territorio tra la Dora Baltea e la Sesia, facendo sbarrare i canali d’Ivrea, di Cigliano e del Rotto.

image-1image-1 Palazzo Ceriana

 

 

 

 

68 - Chiesa contro lo Stato
Palazzo Vescovile in via Arcivescovado 12.
Monsignor Vittorio Costa d’Arignano (1737-1796) fu il primo arcivescovo ad insediarsi in questo edificio.
Nel 1850 a seguito della legge che aboliva i privilegi ecclesiastici si creò una frattura tra Stato e Chiesa, rappresentata da monsignor Luigi Fransoni (immagine a fianco). Sessantenne genovese, ex ufficiale di cavalleria, diramò una circolare a tutto il clero con le istruzioni circa il modo di comportarsi, una vera e propria ribellione che gli costò, il 23 maggio, la condanna “per le offese contro il rispetto dovuto alle leggi” a un mese di arresto e 500 lire di multa.

Il 5 agosto la rivalsa ecclesiastica: ammalatosi gravemente Pietro De Rossi di Santarosa ministro dell’industria e commercio, fratello di Santorre di Santarosa, l’arcivescovo vietò al parroco di S. Carlo, don Pitavino dei frati serviti,di somministragli i Sacramenti e vietò la sepoltura religiosa al defunto.
“Sconfessa pubblicamente la legge” è il ricatto del monsignore, ma il ministro rifiuta. L’opinione pubblica esplode in proteste e cortei. Le forze dell’ordine durano fatica a sedare la rabbia popolare.
Il re in persona tenta di piegare monsignor Fransoni con una lettera, ma non serve. Alla fine l’Arcivescovo viene condannato ad un mese di carcere alla Cittadella.
Il 6 agosto, Santarosa muore: la chiesa gli nega l’estrema unzione e la sepoltura religiosa. Ancora cortei, proteste, violenze da parte della folla inferocita.

image-1 Alla fine Fransoni cede e decide di permettere la sepoltura religiosa. Troppo tardi.  C’è una massa di persone che segue il feretro del Ministro, con i volti indignati e minacciosi: “C’è Pittavino! Pittavino!” urla qualcuno e così scoppia una rissa per malmenare il sacerdote che aveva rifiutato l’estrema unzione. I preti fuggono e alla sepoltura devono pensarci le forze dell’ordine. I frati serviti furono espulsi da Torino e i loro beni confiscati.
L’arcivescovo Fransoni non volle rinunziare alla diocesi, prima fu chiuso nella fortezza di Fenestrelle, quindi mandato in esilio a Lione dove morì dopo 12 anni.

 

 

 

 


image-168 - Palazzo Lascaris
In via Alfieri 15 ebbe numerosi proprietari: 1663 conte Beggiami di S. Albano, 1674 Gabriella di Marolles, favorita di Carlo Emanuele II, 1720 marchese Carron di S. Tommaso, 1803 marchese Agostino Lascaris di Ventimiglia (immagine a fianco), la cui figlia Adele sposò Gustavo Benso di Cavour, fratello di Camillo.
Nel 1833 Adele Lascaris Benso, ventiseienne, morì di parto e il marito Gustavo si trasferì con i figli, nel palazzo che porta il suo nome..
1835 sede della camera di Commercio e Agricoltura
1861 affittato al ministero dell’Interno, per il Consiglio di Stato, e (1865) della Corte di Cassazione.
1883 Venduto per 480.000 lire al Banco di Sconto e Sete
1899 sede del 1° Consiglio d’Amministrazione della Fiat
1904 contessa Tiretta
1917 Riccardo Gualino
1943 distrutto per un terzo dalle bombe
1948 della Camera di Commercio, insediata nel 1954
1975 della Regione Piemonte, trasferita qui nel 1979,
Nell’attuale palazzo il portone originale della 2° metà del ‘600.

Vedi le immagini di Palazzo Lascaris

image-168 – Il lazzaretto per gli appestati
Durante la peste del 1630 visto che il lazzaretto sito in borgo Dora era strapieno, ne venne aperto uno in borgo Nuovo, nel palazzo dei Carelli, in quanto era aperto ai quattro venti e si poteva sbarrare con catene. La famiglia dei conti Carelli di Bassy abiterà in quest’isola anche nell’800.

 

 

image-168 – Palazzo Ferrero d'Ormea

68 – Consumatori Gaz
Sull’area dove c’è il Banco di Sicilia, costruito nel 1952 da Carlo Mollino, c’era la “Consumatori Gaz Luce”. Prima ancora il giardino di palazzo Lascaris.

 

 

 

image-168 – La prima rivista femminile
All’angolo tra via San Francesco d’Assisi e via Lascaris. L’attuale palazzina, che ha ospitato anche il consolato USA, è stata costruita nel 1958, sul terreno che anticamente era del giardino di palazzo Lascaris. Nel 1889 era stato acquistato dall’avvocato Giuseppe Mongini. Qui ebbe la sua sede la prima rivista femminile italiana “La Donna”.

 

 



image-168 - Immacolata
La chiesa attribuita a Guarino Guarini, fu edificata a partire dal 1673 e terminata nel 1697.
Attualmente è chiusa, adibita a cappella dell’Arcivescovado. Nel 1720 la novena di Natale, nata nel 1621 in Duomo, ebbe qui la sua versione definitiva.
In questa chiesa venne ordinato sacerdote Don Bosco.

 

Le immagini della chiesa dell'Immacolata

 

 

 

 

 

 

La casa del “rondolin”
L’ingegner Costamagna restaurò la casa all’angolo tra via Arsenale e via Santa Teresa, grazie alle vincite al Lotto, ottenute grazie a un piccione viaggiatore che gli portava, in anticipo, i risultati delle estrazioni che avvenivano a Genova. Per questo la casa venne ribattezzata “Ca del rondolin”.

image-1image-1image-178 - L’albergo del fantasma e di De Sade
Nella seconda parte del 1700, in via S.Teresa 10, c’era l’albergo Inghilterra famoso perchè infestato da un fantasma malizioso solito comparire al primo piano nella camera numero 9, più tardi dedicata a San Desiderio, proprio per proteggerne gli ospiti (anticamente le camere venivano identificate col nome di un Santo, piuttosto che da un numero, come oggi).

 

Nel 1775, ospitò il marchese De Sade.
In contrasto col suo lusso, di fronte una vera e propria corte dei miracoli che usufruiva del diritto d’asilo, nella chiesa di S.Teresa, che impediva alla polizia di arrestarli

78 - Palazzo Ricca di Coassolo
Commissionato nel 1729, passò ai Donaudi delle Mallere. Realizzato dallo Juvarra nel 1730 per il medico di corte. Nel 1876 passò alla famiglia Compans di Brichanteau. Nel 1978 ospitò il Teatro Macario.

78 - Il librettista di Bellini
In via Santa Teresa 10 viveva Felice Romani (1788-1865) direttore della Gazzetta Piemontese e librettista preferito delle opere di Vincenzo Bellini, per cui scrisse la Norma, la Sonnambula e il Pirata.

 

 

 

 





La Colonna infame
Baldassarre Garrone (detto il "Maria") e Andrea Nicola (detto monsù Leonardo) furono inquisiti dal tribunale arcivescovile in quanto:... "avevano fatto della loro casa un bordello… come appariva dal viavai di putane pubbliche… et giovani uomini che si intrattenevano di giorno, di notte, a tutte l’hore mangiando, bevendo e cantando".
Nei verbali risulta che la casa: "era frequentata da note prostitute, come Antonia Bonina, e anche donne maritate per commerciare carnalmente con uomini".
Il Garrone dava alloggio alle meretrici per 8-15 giorni, facendosi pagare una lira al giorno, quindi mandava il figlio Francesco a cercare clienti. Inoltre faceva venire ragazze da fuori città come serve, per poi venderle.
Dopo un lungo dibattimento la sentenza: «Visti gli atti ed invocato il divino aiuto, diciamo e sentenziamo che il sunnominato Inquisito sia condotto in un giorno festivo, col capo rasato, alle porte della nostra Chiesa Metropolitana, dove legato ad una colonna debba così rimanere dall'ora decima settima all'ora decima nona, e compiuta tale penitenza lo condan­niamo all'esilio perpetuo dalla nostra diocesi e al pagamento delle spese».
Un'altra annotazione posta in fondo al fascicolo riporta che il 31 luglio 1661 anche due complici di questo commercio erano stati condannati alla colonna infame ed all'esilio.

image-178 - Il delitto del finto avvocato
Giuseppe Antonelli, 23 anni, già guardia daziaria, nel novembre del 1853 uccise, a scopo di rapina, con diciotto pugnalate Clara Cornaglia, nella sua casa di via Santa Teresa 12. La polizia, con l’aiuto di Emilia Quaglia, soprannominata Celestina o La Genovese, tenutaria di un postribolo in via Della Palma (Viotti) arresta l’assassino che spacciandosi per avvocato era entrato in confidenza con la vittima, con l’intento di derubarla. Il 26 maggio 1856, nonostante continui a proclamarsi innocente, l’Antonelli viene impiccato.

 

78 - Il delitto insoluto di Martine Bouregard
Nel ristorante “Forchetta d’oro” di via XX Settembre la giovane prostituta Martine Beauregard “la parigina” (nella foto a sinistra, mentre a destra è raffigurato il commissario Montesano che condusse le indagini) cena con l’amico Ugo Goano. Sarà l’ultima cena della ragazza, ritrovata il 17 giugno 1969 nei campi tra Nichelino e Vinovo seviziata con armi da taglio. Il caso appassionerà la città, ma non sarà mai risolto.

 

 

78 - La casa delle sanguisughe
Nel marzo 1935 venne demolita la casa di via San Tommaso 25 dove, dal 1815, era ubicato il negozio di sanguisughe di Agostino Verra.

image-1image-1image-178 – Casa della Vite
Sorgeva in via Arsenale angolo S.Teresa. Così chiamata per la vite, rampicante, che copriva la facciata esterna. Nel 1901 fu sostituita dall’attuale banca.




image-1Porta Marmorea (principale Destra)
Fuori porta si apriva il borgo dei Marmi così chiamato per il gran numero di frammenti statuari trovati vicino alle mura. Nel 1450, era stata eretta (dove ora sorge l’Arsenale nella via omonima) la chiesa di S. Sebastiano come voto durante una pestilenza. Nel 1526 divenne la prima sede dei Carmelitani fino a quando, nel 1536, i Francesi la rasero al suolo e i religiosi si trasferirono in S. Benigno entro le mura.
Il materiale che se ne ricavò servì per la vicina chiesa di Santa Teresa e per riassestare il ponte sul Po.

 


image-179 - La spia progetta la chiesa di Santa Teresa
Costruita negli anni 1642-74 su progetto di Andrea Costaguta per volere di Maria Cristina di Francia, che fu seppellita qui. Costaguta, che era il teologo di Madama Reale, molto probabilmente fu anche spia dei francesi (ci sono documenti di pagamenti ricevuti per servizi segreti). La facciata, attribuita a Carlo Filippo Aliberti (1764) è quasi uguale a quella di S. Cristina in piazza S.Carlo.

Qui si sposarono i nonni di papa Francesco e, nel 1908, venne battezzato suo padre Mario.
La famiglia Bergoglio abitava in v. Santa Teresa 12.

Vedi le panoramiche interattive dell'interno: Pano 1 - Pano 2 - Pano 3

image-179 - Papa Giovanni a palazzo Valperga
Via Alfieri 6 - 8. Nel 1642 Madama reale aveva assegnato il terreno all’architetto Maurizio Valperga. Dopo una ventina d’anni venne costruito il palazzo che, nel 1709, venne venduto al conte Gian Girolamo Galleani di Canelli.
Rifatto nel 1781, nel 1943 venne sopraelevato di un piano.
Qui nel 1953 venne ospitato l’allora cardinale patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, poi papa Giovanni XXIII, che partecipava al XIV Congresso Eucaristico.

The Number 6 è il nome del progetto di riconversione del palazzo Valperga Galleani, firmato da Building Engineering. Un progetto di recupero architettonico che include al suo interno rispetto del patrimonio storico, tecnologia, domotica, eleganza ed estetica.

image-179 - La sede del Grande Torino
Dal 1929 al 1962 in via Alfieri ebbe sede il Torino calcio; durante quegli anni la società granata visse il suo periodo migliore ed indimenticabile, terminato con la sciagura di Superga nel 1949.

 

 

 

 

 



79 - Il Museo delle Marionette
A fianco della chiesa di S.Teresa, aperto nel 1979, unico in Italia, propone cimeli del settecento, appartenuti alla famiglia Lupi, i burattinai del Gianduja.

image-1image-179 - Palazzo delle Poste
In via Alfieri 10, fu costruito nella seconda metà dell'Ottocento a cura dell'Ufficio Tecnico Municipale (ing. Dolza) e ancora oggi ospita gli uffici delle Poste Centrali.



La storia del frate pazzo
In piazzetta S.Teresa, nel gennaio 1799 i repubblicani si riunirono per dare l’assalto e saccheggiare il Convento dei Carmelitani Scalzi. Nel corso dell’incursione scoprono che in una cella dei sotterranei da due anni c’è un prigioniero. Credendolo un martire, prova lampante della repressione clericale, lo portano in trionfo per il centro e in place de la Reunion (p. Castello) per ascoltare il discorso del generale francese Emanuèl Grouchy (1766 - 1847), comandante della Cittadella. Poi si scoprì che era un povero frate pazzo, tenuto segregato dai suoi confratelli. Così venne abbandonato a sè stesso in manicomio, in un luogo probabilmente peggiore di quello in cui si trovava.

79 - Il critico
Francesco De Sanctis (1817-1883) il maggior critico e storico della letteratura italiana del XIX secolo. Giornalista, insegnante e Ministro dell’Istruzione. Abitava in via della Provvidenza (XX Settembre) 12 al 2° piano. Poi in via Lagrange 35.

 

 




image-1image-1La prima strage familiare
Il 3 giugno 1874 in via San Maurizio 15 (nel tratto dell'attuale via XX Settembre tra via Santa Teresa e via Garibaldi - vedi la mappa) Giuseppe Valessina, 57 anni, impiegato del Catasto,
uccide la moglie, Franchina, di 36 anni e i tre figli: Giulia di otto, Giulietta di dodici, e Pietro di sedici anni.
Il Valessina si suiciderà due giorni dopo, a rasoiate, in via Andrea Doria, per sfuggire alla cattura della polizia; non prima di commettere altri due omicidi: quello di un suo fratello, che abitava in via San Francesco da Paola n. 11, e di un suo superiore al Catasto verso il quale nutriva un grande astio.

 


Via Alfieri
Nel 1852 dove sorgeva l’antica chiesa delle Cappuccine, al n. 9 di via Alfieri, c’era la Borsa di Commercio.
Al n. 10 morì il botanico Carlo Francesco Allioni.

 

 

 

image-1Via XX Settembre

 

 

 

 


image-180 - La prima sede della RAI
Via Arsenale 21 era la sede della RAI. Qui lavorò dal 1954 al 1956 l’amministratore delegato che la mise in piedi, Filiberto Guala (1907 - 2000). Ingegnere, assunse i giovani che diedero vita all’azienda: Umberto Eco, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Piero Angela, Carlo Mazzarella e i primi giornalisti Gino Rancati, Paolo Rosi, Guido Oddo, Elio Sparano,Adriano De Zan, Tito Stagno.
Diceva: “La lunghezza delle gonne delle ballerine non mi interessa, la moralità consiste in ben altro”. Dopo le dimissioni si fece frate trappista.

 





80 - Il ministro che anticipava i soldi per lo Stato
In via Arsenale all’angolo con via Afieri c’era il convento delle Cappuccine con un grande giardino che si allungava fino a via Arcivescovado. Fu soppresso dai francesi, la prima casa che vi sorse era quella del banchiere Nigra

Nel 1849, dopo la sconfitta di Novara, lo stato era allo sbando, il banchiere Giovanni Nigra accetta il ministero delle Finanze nonostante lo Stato abbia un debito che in due anni è passato da 63 a 233 milioni. Mentre D’Azeglio lavora sul piano dioplomatico Giovanni Nigra riassesta le finanze al punto che il barone Rotschild, venuto personalmente a Torino per esaminare i conti, si complimenta e concede un prestito al quale inizialmente era contrario.
Un giorno i funzionari avvisarono il ministro che al Tesoro mancava un milione per far fronte agli impegni di cassa della giornata. Il Nigra, prese la carrozza, andò alla sua Banca, parlò con i fratelli, prelevò un milione e lo versò al Tesoro così tutti vennero pagati puntualmente

 

image-180 – La Banca di Gualino - Banca Agricola Italiana
Nel 1873 venne costituita a Torino la banca privata Angelo Cravario & C. di proprietà di una famiglia di commercianti di pellicce originaria del Monregalese, stabilitasi a Torino nella seconda metà del XVIII.
Il figlio di Angelo Cravario, anch'egli di nome Angelo, al termine della prima guerra mondiale ne modificò la denominazione in Banca Agricola Italiana, specializzata nella raccolta dei depositi del mondo rurale.
Il 20 ottobre 1920 il banchiere piemontese costituì una nuova Banca Agricola Italiana (BAI), società anonima con un capitale di dieci milioni di lire, sottoscritto per metà dalla vecchia banca e per l'altra metà dal gruppo finanziario lombardo Boneschi-Gottlieb, legato al Credito Mercantile Italiano.
Nel giugno 1921 il finanziere biellese Riccardo Gualino acquisì l'Istituto, sottoscrivendo interamente un aumento di capitale di 7.500.000 lire attraverso la Società Marittima e Commerciale Italiana e rilevando le azioni del gruppo Boneschi-Gottlieb.
Nel 1923 Angelo Cravario cedette le proprie azioni a Gualino e lasciò la carica di amministratore delegato dell'Istituto a Paolo Pedrotti, uomo di fiducia dell'imprenditore biellese, sotto la cui gestione la BAI venne utilizzata per il sostentamento delle imprese di Gualino, soprattutto la Snia-Viscosa.
Nonostante l'alto livello di raccolta, però, l'Istituto viveva sempre in uno stato di carenza di liquidità, a causa di un eccesso di immobilizzi a favore delle imprese di Gualino (nel 1928 le sofferenze erano di 800 milioni di lire, pari a circa 2/3 dell'attivo della Banca): ciò portò alle dimissioni di Pedrotti (allontanato anche per aver effettuato speculazioni private in Borsa con fondi dell'Istituto), che fu sostituito da Francesco Tibò. Il 1° ottobre 1930 Mussolini, parlando al Consiglio Nazionale delle Corporazioni sulla situazione dell'economia italiana, affermò che "non tutti possono essere salvati; taluni meritano anzi di colare a picco. La maggioranza di questi ultimi appartiene alla categoria [...] degli abborracciatori di affari; uomini, più che intraprendenti, temerari; acrobati dell'industria e della finanza; supremamente e disinvoltamente enciclopedici nelle iniziative; la loro gamma va dal cemento alla cioccolata; dal più pesante come il piombo, al più leggero come la seta artificiale".
Era evidente, in questo caso, il riferimento proprio a Gualino, impegnato in tutti i settori industriali citati dal Duce, che fu così arrestato il 19 gennaio dell'anno successivo.

80 – Cassa di Risparmio
Il 17 ottobre 1933 ci fu l’inaugurazione della nuova sede della Cassa di Risparmio, in via XX Settembre 31. Nel 1872 la Cassa si era trasferita da via Bellezia in via Mercanti 9, nel palazzo Massimino di Ceva. In quest’area nel 1722 vi era l’Educatorio della Provvidenza.


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