Atlante di Torino


 

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 verso la zona - H - Verso la Cittadella

 

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
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42 – Le monache immorali
All’angolo sud-ovest del quadrilatero romano c’era il convento San Pietro Monacarum, probabilmente il più antico di Torino: se ne ha notizia già nel X secolo. Condotto da comunità benedettine nel XIII e XIV secolo ebbe un decadimento morale al punto che nel 1376 monsignor Giovanni Rivolta dovette prendere provvedimenti nei confronti delle monache, ricordando l’obbligo della Clausura.
Demolito nel 1500 per permettere la costruzione della Cittadella.

42 - Bagni Pubblici
Nel 1781 sulla piazza del Mercato del Bosco (Solferino), nella casa Rombelli, c’erano i Bagni Pubblici. Il bagneur era un certo Carlo Gritella.

42 - L’ambasciatrice col petto all’aria
Dopo la chiusura dei Bagni Pubblici, nel palazzotto Rombelli d’Occhieppo, si installò l’ambasciatore di Francia Ginguené la cui moglie inizialmente non venne ammessa nella conservatrice corte torinese per la sua moda repubblicana del “pet-n-l’air”.

42 – Il furto di Rousseau
In questa isola sorgeva il palazzo della contessa di Vercelli poi del nipote conte de La Roque, dove avvenne l’episodio che per tutta la vita causò rimorsi a Rousseau. Qui serviva come valletto scrivendo sotto dettatura le lettere della contessa: accusò la cameriera Marion del furto di un nastro che, invece aveva preso lui, causandone l’immediato licenziamento.

image-142 – Risanamento
Nel maggio 1908 il Consiglio comunale deliberò il risanamento dell’isolato San Matteo (via Cernaia, Botero, Stampatori, Rodi). Le case in esso esistenti verranno abbattute e sostituite dal palazzo delle Assicurazioni, tuttora esistente. Questa operazione fu determinata dalla volontà di eliminare una zona fortemente degradata per la presenza di vecchie stamberghe abitate da malavitosi e prostitute “di più infimo ordine”.

image-1Leggi l'articolo di Mario Gioda, scritto nel 1914,
sulla situazione nella zona di via Stampatori

Leggi l'articolo di Matio Gioda, scritto nel 1914,
sulla vita notturna in città

 

 


image-150 – Baron Litron
Nell’isolato dove ora sorge il grattacielo c’era la casa dell’eroico barone Leutrum, il famoso “Baron Litron” difensore di Cuneo nell’assedio del 1744, comandante del reggimento mercenario Tedesco “Royal Allemand”.
Figlio di nobili tedeschi con radicate tradizioni militari, a quattordici anni Karl Sigismond Friedrick Wilhelm Leutrum è in Piemonte con il grado di capitano di fanteria. Farà una brillante e veloce carriera nell’esercito dei Savoia. Nominato governatore di Cuneo nell’agosto del 1744, nel settembre dello stesso anno deve fronteggiare l’assedio di oltre 20.000 uomini degli eserciti francese e spagnolo. La città resiste per 40 giorni, fino a quando gli assedianti sono costretti a ritirarsi per l’arrivo dell’armata piemontese. Baron Litron, come viene familiarmente ribattezzato, fu l’eroe della vittoria.
Ammalato, in punto di morte, ricevette l’onore di una visita del re. L’episodio è ricordato in una canzone popolare.
Protestante, per sua espressa volontà sarà sepolto nelle Valli Valdesi, nel tempio del Chabas.
Nello stesso palazzo il famoso caffé “‘d Catlin-a” rinominato Molinari, frequentato da De Amicis e della scapigliatura del primo ‘900.

Il viale che piaceva a Goldoni
Il viale che divideva le fortificazioni della Cittadella dalla città era denominato viale del passeggio (o promenade) della Cittadella, durante il periodo napoleonico diventò corso Camillo Borghese. Fu particolarmente apprezzato da Carlo Goldoni che lo definì superbo.

Un elettricista intraprendente
Negli anni 40 l'elettricista del palazzo di via Cernaia 1 (di cui sposerà la portinaia) era Orfeo Pianelli (1920 – 2005) futuro presidente del Torino calcio (dal 1962).
Pianelli, giovane volenteroso ed intraprendente, che nel 1958 abitava in c. Vittorio Emanuele 162, ben presto fonderà insieme a Domenico Traversa l'azienda Pianelli&Traversa.
In quel palazzo aveva sede la sartoria di Vito Di Gesù che tra i suoi clienti ha avuto Valentino Mazzola, Valerio Bacigalupo, Orson Welles, Gianluigi Marianini, Gian Maria Volontè.

 

 

 

 

 

 

image-1image-1Teatro Alfieri
Fu costruito nel 1855, su disegno dell’architetto Barnaba Panizza, in piazza Solferino 2. Distrutto da un incendio nella notte del 5 gennaio 1858 fu ricostruito nello stesso anno. La facciata è del 1896. Veniva adibito a rappresentazioni liriche, prosa e spettacoli equestri, ospitava circa 2.700 spettatori.

Il 4 aprile 1863 andava in scena la prima de “Le miserie di Monssù Travet” di Vittorio Bersezio con Giovanni Toselli e Marianna Morolin. Tra gli spettatori un entusiasta Alessandro Manzoni, che si complimentò personalmente con l’autore: “Siete stato naturale, senza trivialità ed avete fatto della verità, e non quello che oggi si chiama realismo”.
Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti vi legge pubblicamente la “Fondazione e Manifesto del Futurismo”.
Bruciò un’altra volta nel 1927, ricostruito e nuovamente distrutto dalle incursioni aeree del 1942.
Restaurato e inaugurato, come lo si vede ancora oggi con i suoi 1700 posti, il 16 marzo 1949. Sotto la direzione del commendator Giuseppe Erba andò in scena per l’occasione la rivista di Wanda Osiris “Grand Hotel”.

image-1image-1Caffè Norman
Nel 1906 un gruppo di appassionati sportivi fondò il Football Club Torino in una saletta della birreria Voigt dove attualmente si trova il caffè Norman, in via Pietro Micca 22.
Il primo presidente fu lo svizzero Hans Schoenbrod.
Tra le prime imprese del Torino F. C. è da ricordare un derby eccezionale, il 9 febbraio 1913, in cui battè la Juventus per 8 a 6. Vinse il suo primo campionato il 22 luglio 1928, battendo nelle finali la Juventus, il Genoa e l’Alessandria.

Il primo ascensore elettrico
Il palazzo Bersanino, quello che ospita il caffè Norman, venne progettato da Giovanbattista Ferrante nel 1832. Nel vano delle scale venne costruita una struttura metallica che ospitò il primo ascensore - in Torino - funzionante ad energia elettrica. Solo negli edifici progettati diversi anni dopo il 1889, anno in cui Elisha Otis inventò l'ascensore elettrico, gli architetti iniziarono a progettare case con un vano adiìbito alla collocazione degli ascensori.
L’utilizzo degli ascensori cambiò radicalmente i valori degli appartamenti. I piani alti, le mansarde e gli attici, prima a basso canone d'affitto, diventarono facilmente accessibili ed il loro costo superò quello dei piani bassi.

image-1Fontana Angelica
La fontana, del 1930, avrebbe dovuto essere costruita di fronte al Duomo. Rappresenta le Quattro Stagioni ma è ricca di simbologie massoniche. Voluta dal ministro Pietro Bajnotti, per ricordare i genitori Angelica Cugiani e Tommaso Bajnotti, destò non poche polemiche per le lungaggini della costruzione durata ben 8 anni.
Ai lati due gruppi femminili, la Primavera e l’Estate; al centro, più elevate, due figure maschili, l’Autunno e l’Inverno.
Questo è uno dei luoghi a cui sono stati attribuiti significati esoterici, soprattutto in chiave massonica: l’Inverno guarda a oriente e, con l’Autunno, rappresenta i giganti Boaz e Jaquim, sostenitori delle colonne d’Ercole, guardiani della porta che conduce all’infinito. Boaz è la “parola di passo”, primo grado dell’iniziazione che il neofita compie nel cammino dei trentatré scalini delle logge massoniche. Jaquim è la perfezione, la luce, la conoscenza, mentre Boaz le tenebre e l’ignoranza. La conoscenza è simboleggiata dall’acqua versata dagli otri. I due sono anche simboli astrologici: l’acquario è l’età verso cui si avvicina l’umanità, e l’ariete il segno sotto il quale si trova l’Italia. Nel significato alchemico l’ariete è simbolo del vello d’oro, meta degli Argonauti, trasformazione della materia verso la perfezione. Il bimbo con i capelli a raggiera ne è il frutto, è il Sole; quello con il pesce è il simbolo del Cristianesimo che si avvicina al suo maestro.
Le figure maschili rappresentano anche Osiride, la più antica divinità egizia, quelle femminili Iside, sua sposa e sorella. Le due donne simboleggiano anche i due aspetti dell’amore, sacro (Primavera) e profano (Estate), e anche la Virtù in contrapposizione al Vizio.
Osservando la fontana dal centro si nota fra le due figure maschili un varco rettangolare. E’ il cuore del mistero e rappresenta la soglia invalicabile per i profani, oltre la quale si entra in una dimensione sconosciuta, si accede a terre al di là delle colonne d’Ercole. Rappresenta l’ingresso alla Caverna Luminosa in cui sono custoditi i misteri alchemici che regolano tutto il mondo.

image-1Società Anonima Edile Torinese
All'angolo tra piazza Solferino e via Santa Teresa il palazzo della Società Anonima Edile Torinese, esempio di architettura funzionale con ornamentazione di gusto art-déco. Venne realizzato nel 1929/1930 su progetto di Giuseppe Momo. Inizialmente ospitava saloni espositivi della Fiat.

Tre locali celebri
Il Molinari (locale piuttosto equivoco), la gelateria Pepino ed il ristorante Masserano erano i tre esercizi celebri che occupavano la zona su cui ora si erge il grande palazzo a sei piani compreso tra Via S. Francesco d'Assisi, Via Santa Teresa e Piazza Solferino. Il vecchio fabbricato venne demolito nel 1929.
Il «Masserano» fu un ambiente più popolare (del Molinari) e il suo atto di nascita è assai anteriore. Forse esisteva da 200 anni e fu sempre gestito da gente di Fobello, tutti parenti dell'ultimo proprietario (il quale ricordava piazza Solferino percorsa da un canale dove si recavano le lavandaie a far bucato). Suo padre era cameriere in questo esercizio nel 1822. Il «Masserano» aveva segnatamente una fama vinicola. Le sue bottiglie erano celebri e dall'attiguo «Molinari» durante le lunghe partite notturne, talvolta si verificava un esodo misterioso di clienti. Uscivano e rientravano dopo pochi minuti per un affare improrogabile. Il via era dato al solito da un noto ragioniere assai esperto di finanza ... L'affare era semplice: uscivano per dissetarsi nell'attiguo «Masserano».
Del resto il proprietario era stato l'inventore nel 1884 di quei «quinti» imbottigliati di Barbera o di Barolo che durante l'Esposizione diventarono celebri. Era una trovata economica e buongu­staia nello stesso tempo: oggi il « quinto» è un lontano ricordo perché prevale la mezza bottiglia, anzi la bottiglia inter


image-1Sede de La Stampa
Nei primi anni del 900 il direttore Pier Giorgio Frassati trasferì la sede dalla tipografia Casimiro Favale, in via Dora Grossa (Garibaldi), a piazza Solferino. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni antifasciste. Il 29 settembre 1925 il giornale venne sospeso (fu un avvertimento del regime). Quandò tornò in edicola, il 3 novembre, Frassati non era più alla direzione; rassegnò le dimissioni il 9 novembre 1925. Nel suo ultimo anno alla guida del quotidiano, La Stampa si era assestata su una tiratura di 176.000 copie. Nel 1926 la FIAT (ovvero la famiglia Agnelli) ne rilevò la proprietà con l'avallo delle autorità fasciste. Il nuovo direttore, Andrea Torre, allineò il giornale alle direttive del regime, ma il quotidiano perse copie, a favore del diretto concorrente Gazzetta del Popolo, che lo superò come primo quotidiano torinese.

image-1Ferdinando di Savoia
Il monumento di Alfonso Balzico, al centro di piazza Solferino (già piazza della Legna o del Bosco (per il mercato), inaugurato nel 1877, rappresenta Ferdinando di Savoia (1822-1855, fratello di Vittorio Emanuele II alla battaglia di Novara, dove meritò la medaglia d’oro al valore). Sempre nel pieno della mischia al punto che ben tre cavalli morirono sotto di lui. Eletto, il 10 luglio 1848, re di Sicilia,col nome di Amedeo Alberto I, dal governo secessionista seguito alla locale Rivoluzione indipendentista, rinunciò al trono, per non lasciare il suo grado nell’esercito piemontese impegnato nella I guerra d’indipendenza.



image-1Piazza Venezia e la Siberia
Nel marzo 1862 sul terreno dell’ex Cittadella viene costruita una piazza destinata a ospitare il mercato dei combustibili di piazza della legna (odierna piazza Solferino). Nel 1869 assunse il nome di piazza Venezia. Precedentemente era una distesa di prati con alcune catapecchie detto “prà dl margè” dove pascolavano le mucche dette “tote Rostagn” dal nome del proprietario. Era una zona molto malfamata definita la Siberia.
Nel 1908 su questi terreni sorgeranno le scuole Margherita di Savoia e Maria Letizia e il palazzo dei telefoni nonché le vie Davide Bertolotti e Meucci.


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