Atlante di Torino


 

cliccare sulle immagini per ingrandirle: la zona ai tempi della mandorla: Veduta aerea anni 1950 e 2016



La zona intorno a via Verdi e via Po nel 1880. Nella zona del giardino reale si nota l’area destinata al giardino zoologico.
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Cliccare sulla mappa sottostante (nelle zone evidenziate in arancione) per gli approfondimenti relativi alla zona prescelta
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Lucentini verso la zona - O - verso la zona - U -

 

I numeri dei titolini corrispondono a quelli dei rispettivi isolati sulla mappa di riferimento qui in alto
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image-1Liceo Gioberti
Il liceo classico statale "Vincenzo Gioberti" è uno dei più antichi e prestigiosi licei italiani. Origina dal Regio Collegio di San Francesco da Paola, fondato presso l'antico complesso conventuale dei Frati Minimi, edificato a partire dal 1627 in Contrada di Po, grazie alle donazioni di Maria Cristina di Borbone-Francia, moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia, e diretto a partire dal 1821 dai Gesuiti.
Istituito il 4 marzo 1865, tra i primi 68 licei classici del Regno d'Italia e a lungo il più frequentato di tutto il Regno, fu intitolato al filosofo e politico italiano Vincenzo Gioberti, tra le figure più importanti del Risorgimento.
Nel 1969 è stato sede della prima "commissione fabbriche" mai costituita in una scuola superiore italiana, citata nel film Vento dell'est di Jean-Luc Godard.

137 – Franco Lucentini
Protagonista con Carlo Fruttero di un fecondo sodalizio letterario durato circa mezzo secolo. Il 5 agosto 2002 si suicidò gettandosi dalla tromba delle scale dove abitava in piazza Vittorio 1.

 

 

 

 

 





137 - Grissinopoli
Dal 1869, per 13 anni, il pittore Antonio Fontanesi (1818-1882) che insegnava all'Accademia Albertina con un modesto stipendio di 150 lire mensili (530 Euro), visse in quattro stanzette con latrina sul balcone all'ultimo piano di via Po 55.

Fontanesi amò particolarmente la città che chiamava affettuosamente Grissinopoli.

Nell'immagine a fianco vediamo il pittore fotografato da Alfredo D'Andrade.
Nell'inserto bordato di verde: la targa che lo ricorda all'interno del palazzo Accorsi.

 

 

 




137 - Palazzo Accorsi
In via Po 55, ospita la collezione raccolta da Pietro Accorsi (1891-1981). I suoi genitori erano i portinai del palazzo che apparteneva all’Ordine Mauriziano.
Pietro a vent’anni, già famoso e apprezzato, comincia a comprare pezzo dopo pezzo il palazzo della sua gioventù per farne il fulcro della sua attività di antiquario.


image-1Particolari le vicende legate alla storia della celeberrima collezione Trivulzio Belgioioso di Milano. Nel 1935 Accorsi, dietro mandato dell’Ente e del Museo di Palazzo Madama e con l’appoggio dell’allora principe di Piemonte, Umberto di Savoia, acquista la collezione. La notizia suscita l’intervento di Mussolini, che ingiunge all’antiquario di non spostare la raccolta da Milano. Accorsi acconsente, chiedendo però in cambio per la Città di Torino, come risarcimento della rescissione contrattuale, il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e la seconda parte delle Très belles heures del duca di Berry, miniate da Jan van Eyck, capolavori che oggi fanno parte del Museo Civico di Torino.

 

 

image-1image-1137 – Guardie del Corpo
Erano acquartierate in via Po 59 (è ancora visibile la croce di Malta sul portone). Il reggimento creato da Carlo Emanuele II il 18 aprile 1659 era composto da soldati scelti, per nascita, valore, esperienza, benemerenza belliche. Entrare nelle Guardie era un privilegio sia per i benefici economici, per la superiorità di taluni gradi rispetto agli altri corpi, per le posizioni privilegiate in battaglia, per fornire la guardia a palazzo e seguire il Duca durante le operazioni di guerra.
Altra caratteristica delle Guardie era quella del nome di guerra, ognuno infatti aveva il proprio soprannome regolarmente iscritto sui ruoli reggimentali. Alcuni derivavano dal paese del soldato (es.Turin, Astesan...); altri erano tratti dal casato (Bruno diventava Brun). Altri erano inventati: Passepartout, Belle Fleur, Bienvenu. Celebri anche i loro terribili scherzi.
In questo corpo militò Massimo D’azeglio come sottotenente. Le guardie ebbero sede qui dal 1776 al 1831; precedentemente era l’ospizio degli Antoniani.

image-1Granatieri
Nel 1685 - Vittorio Amedeo II inquadra in modo organico i cosiddetti “granatieri”, soldati scelti per prestanza fisica ed ardire da impiegarsi per il lancio delle granate a mano e nei posti più rischiosi del combattimento. Sciolto nel 1798 e ricostituito nel 1814 unisce la propria storia a quella dell’attuale Brigata “Granatieri di Sardegna”.

image-1137 - Il rogo dell’Angelo Azzurro
Il primo ottobre 1977 una molotov lanciata da un corteo di extraparlamentari di sinistra incendia il bar Angelo Azzurro, ritenuto ritrovo di destra. Nel rogo perse la vita lo studente Roberto Crescenzio.

 

 

 

 

137 – Corale Stefano Tempia
Nel 1876, nei locali del ginnasio Gioberti, in via S.Ottavio 9, si tenne il primo saggio dell’Accademia Corale Stefano Tempia.



image-1137 - SS. Annunziata
Costruita dalla confraternita della Santa Annunziata verso la metà del XVII secolo è oggi completamente moderna. Nota per il suo Presepe meccanico.

 

 

 

image-1137 - L'Annunciazione del Beaumont
L'annunciazione di Claudio Beaumont (1694-1766) era l'opera principale dell'Eremo dei Camaldolesi fino all'invasione ed al saccheggio delle truppe francesi. Il quadro fu comprato da un ignoto per 50 lire dell'epoca e, dopo circa 50 anni, depositato nella Regia Pinacoteca. Dopo circa trent'anni, il nome del proprietario venne smarrito e non essendoci nessuno che lo reclamasse, passò di proprietà della Pinacoteca per diritto di proscrizione.
Nel 1929 il dipinto venne affidato alla chiesa della S. Annunziata, restaurato dal Cussetti e con la magnifica cornice dello scultore Anacleto Barbieri, sostituì nell'abside il vecchio quadro del Subleyras.

 

 

 

 



Vedi le immagini del rifacimento della SS. Annunziata dal 1927 al 1934

 

 

 

 

 

 

 

 

Vedi le immagini della SS. Annunziata ai giorni nostri

 

 

 

 

 

 



138 - Casa Promis.
In via Teatro d’Angennes (Principe Amedeo) 35 la casa dei fratelli Promis. Carlo (1808-1873) fu l’architetto del piano di ingrandimento della capitale che comprendeva:
1851 progetto di piazza Carlina,
1852 riqualificazione architettonica delle vie e piazze porticate tra viale del Re (c. Vittorio Emanuele II) e viale di S. Salvario,
1853 nella zona di Porta Nuova, la realizzazione di case porticate per il corso della Cittadella, ora piazza Solferino.
Disse: “l’ornamento di Torino non è tanto nelle cose classiche e monumentali, per le quali essa non può gareggiare con le altre capitali italiane, quanto nella uniformità, rettezza e cospicua misura delle principali sue vie e piazze, e soprattutto nella bellezza del sito acconciamente secondata e concatenata dalle strade alberate che recingono la città”.

 

 




image-1image-1image-1via Po
Anticamente detta via della calce perché conduceva all’approdo dove arrivava questo materiale da Casale, trasportato sul Po insieme al legname.

Lo Chevallard cita un Ordinato della città di Torino, datato 9 maggio 1399, per il riattamento e il rialzamento della via che dal Ponte sul Po porta attraverso i prati di Vanchiglia alla Porta Fibellona: è la prima memoria di quella strada che diventerà l’odierna via Po e che esisteva con questo tracciato fin dall’età romana.


image-1Sotto Carlo Emanuele II, nel 1673, Amedeo di Castellamonte la realizzò come la conosciamo oggi.
Quando venne inaugurata fu definita “regina viarum”: allora era la strada più ampia della città, larga 9 carrozze.
I palazzi della strada furono costruiti secondo una rigorosa uniformità architettonica (appare come la successione parallela di una stessa facciata continua), tutti dotati di portici che, in caso di pioggia, permettevano ai sovrani di uscire ugualmente che passeggiando sul lato sinistro della via (dando le spalle a piazza Castello); il lato destro era quello volgare.
Nel 700 le case avevano le facciate di mattoni non imbiancati nè intonacati, la via appariva rossastra e i portici non erano ancora lastricati. Il selciato della strada era in ciottoli di varie tinte che formavano disegni policromi.
E’ una delle poche vie a non aver mai cambiato nome; è lunga 704 metri.

 

image-1La tradizione del passeggio
Via Po era nota per la consuetudine del passeggio che avvicinava la corte al popolino.
L’orario del passeggio e delle varie frequentazioni:
dalle 7 alle 9 commessi, sartine, studenti
11 gli attori che andavano a provare al Teatro Gerbino
12 gli attori che andavano al Rossini, ritornavano verso le 14
14-15.30 allievi dell’Accademia Militare
17-18.30 il passeggio della bella gente e delle cocottes
20-21 commessi, sartine e studenti tornano a casa.

image-1Sartine e Studenti
Fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, Torino contendeva a Parigi il titolo di capitale della moda femminile.
Celeberrime, cantate anche da poeti e musicisti, le famose sartine torinesi, note anche come Caterinette, dal nome della Santa patrona, con le loro storie sentimentali, spesso sfortunate, allacciate soprattutto con gli studenti universitari.
Tutta via Po era palcoscenico di queste schermaglie amorose: essendo sede dell’Università era punto di raccolta degli studenti che avevano modo di incontrare le sartine durante il passeggio sotto i portici.

138 – Il principe dei poeti
In via Principe Amedeo 41 nacque Edoardo Calvo (1775-1804) principe dei poeti in dialetto piemontese.

 

 

 

 

 

 

 



 

142 – Stefano Tempia
In via Po 48 abitava Stefano Tempia, maestro della Reale Cappella, fondatore nel 1875 dell’Accademia omonima.

image-1image-1image-1Porta di Po - Eridana
Il romanziere statunitense Henry James, fratello del poeta William, nel 1844 descrisse Torino nel suo diario di viaggi “Ore italiane”. Della città disse: “Entrare a Torino in un incantevole pomeriggio d’agosto significa trovare una città di portici, di stucchi rosa e gialli, di caffè, di ufficiali dai calzoni blu”.

 




image-1La vita per duemila doppie
Alla porta di Po sorgeva un luogo di detenzione per i personaggi importanti. Il conte Bins, Giuseppe Antonio Benso, già consigliere di stato e segretario di guerra, ricercato dal fisco vi fu imprigionato nel 1698.
Condotto alla porta di Po, nella notte del 9 ottobre, approfittando di una tempesta, fuggì rifugiandosi nel convento di San Domenico. Il suo carceriere, Pinto, per timore della reazione del Duca, impazzì e si suicidò.
Il Duca, incurante del diritto d’asilo, fece sfondare la porta di San Domenico per catturarlo. Condannato, per peculato, alla confisca dei beni e alla decapitazione, venne rilasciato in cambio di duemila doppie.



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