PAGINE POSTRIBOLARI
CASE PRIVATE

scritto da Mario Gioda nel 1914

 

La vita del postribolo torinese non differisce da quella d'altri siti, da quella cioè delle principali città. Passiamo dalla casa ai piacere ove i piedi camminano sul soffice e tutto si confonde in una sinfonia di lussuosità alla stamberga gelida ove poche rappresentanze della puttaneria indigente circolano allontanando ogni desiderio sensuale.
Il postribolo è ormai un cliché. Potremmo soffermarci un po’ nei più singolari. Ma quest'oggi abbiamo fretta. Ripasseremo in essi. Certamente in quelli della «bassa».
La nostra fretta però è giustificata. Abbiamo di meglio. Noi vogliamo riservare questo nostro spazio e qualche dose della nostra nitroglicerina verbale contro le case di piacere clandestine, le case che tutti conoscono, dal poliziotto all'ultimo souteneur, dal moralista che le frequenta lasciando alla porta il suo decalogo, al lenone e alla lenona.
Le case private hanno «fatto banco» al postribolo ufficiale.
Già l’abbiamo detto. Torino è popolata di case clandestine di carnivendole. E' un suo capolavoro. La gioventù femminile adescata dalla ruffiana di queste case circola tra noi numerosissima. E' uno sbocco nuovo, una via alimentata dal porcume altolocato pieno di desideri raffìnatì che l’ha iniziata e che la mantiene in vita. Noi non discutiamo. Noi documentiamo un'altra piaga che diffonde nel nostro tempo. La casa privata è lì a provarci che il postribolo è in decadenza, è impotente, è insufficiente alla sensualità e al carnimonio contemporaneo.
Naturalmente con la casa privata di piacere si sale di cifra. Non siamo più al flamba (Postribolo) da una lira ove il flanellista nasconde il lingher (Coltello) nelle scarpe prima d'entrarvi onde premunirsi dalle eventuali sorprese e dalle fugne (Perquisizigni personali) dei pulè (Agenti di P. S.).
I difensori e gli apologizzatori della casa privata di piacere risaliscono al diritto di proprietà e parlano di libertà equivocando.

«In casa mia, faccio cosa e come voglio». Ma la casa privata delle ruffiane torinesi distende i suoi uncini nelle strade e nelle case di tutti.
E' un eczema, un cancro, una purulenza; un bubbone nel nostro corpo sociale. La casa privata si nutre della carne giovane a cui hanno fatto e le faranno perdere la strada dell'atelier o del magazzino.
Documentiamo. Sono cose di ieri. Storia contemporanea. Chi non ricorda, nelle cronache cittadine la chiusura di un casa, di via Roma n. 11, ove convenivano notissime cocoues, sartine, modelle e ragazze minorenni ? E poi un'altra casa consimile al n. 31 di corso Valentino? E come dimenticare un'altra casa postribolo sul corso Casale, un'altra in via Palazzo di Città, n. 11, diretta dalla oramai famigerata Faino, più volte bollata da condanne penali?
Una casa privata di piacere, serrata per ordine della Questura - e che qui vogliamo ricordare - è stata quella di via Gaudenzio Ferrari n. 12, condotta da certa Lorenzina Boris, sorella di una Boris famosa, che unitasi in matrimonio con un ricco giovane milionario vide dichiararsi nulla la sua unione per vizio di consenso da parte del padre del marito.
Lorenzina Boris faceva affari d'oro nella casa che era succeduta a quella con tanto lusso e guadagno condotta in piazza Carlina dalla - pace all'anima sua di ruffiana - defunta Canaveri. Il luogo era appartato e centrale nel tempo stesso, aveva perciò intrapreso una seria concorrenza a madama Magliano, prima che a questa la Polizia avesse imposto l'obbligo di dichiarare la propria casa luogo di pubblico carnimonio.
Essendosi trovata nella casa della Boris una ragazza minorenne, un giorno la casa non solo venne chiusa ma la Boris fu senz'altro arrestata.
Noi non siamo moralisti. Noi, ripetiamo, documentiamo il nostro tempo. Ma il moralista che frequenta abitualmente le case di piacere clandestine come la sua coscienza, e che, come sopra dicemmo, lascia in strada il suo decalogo morale, ebbene quel moralista discuterà assai questo nostro capitolo della Torino sotterranea ...